quartieri di Amburgo

Guida ai quartieri di Amburgo (5) – Wihlelmsburg in ‘Soul Kitchen’ di Fatih Akin

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

23 dicembre 2013

 

 

Leone d’Argento, gran premio della giuria al Festival di Venezia 2009, pochi di voi non avranno visto Soul Kitchen, uno dei meravigliosi film del regista Fatih Akin, tanto tedesco quanto legato alla terra delle sue origini.

Fatih Akin è nato ad Amburgo da genitori turchi emigrati negli anni ’60, proprio quando – come pensa tuttora qualcuno – la città si fermava al di sopra dell’Elba e ciò che si trovava al di sotto del grande fiume non esisteva.

Questa pellicola tanto acclamata, che in Italia ha dato il nome a numerosissimi ristoranti e locali che cercano di rispettare una certa qualità dei prodotti (penso a quello adorabile di Roma, in via dei Sabelli 163) è stata ambientata in un magazzino industriale di…Industrienstraße, nel cuore del quartiere di Wihlelmsburg, profondo sud-est, ancora più “meridionale” di Veddel Ballinstadt.

ph. welt.de

Per chi volesse una mini sinossi, i 99 minuti di Soul Kitchen vedono Zinos, greco, gestore di un ristorante ormai in malora, che, per caso, lo salva dalla chiusura e conseguente vendita grazie alla collaborazione preziosa quanto complicata dello chef tedesco Shayn (in realtà impersonato dall’attore turco Birol Ünel, immancabile nei film del regista come Scarlett Johannson per Woody Allen, per intenderci!) Eccetto le peripezie personali che rendono quasi comiche le vicende , il fulcro della trama – secondo una mia personalissima lettura! – gioca col famoso stereotipo (confermato dai tedeschi stessi!) della loro incapacità a mangiare correttamente, ad assaporare non per saziarsi, ma per godere di un piccolo grande piacere della vita.

Infatti, lì per lì l’arrivo del nuovo chef svuota il ristorante i cui clienti erano abituati ed apprezzavano il cibo spazzatura che Zinos gli propinava da anni, ignorando le ispezioni igieniche. Eppure, pian piano i palati si affinano, il luogo si riempie di nuove atmosfere, ed è così che Soul Kitchen dimostra quanto gli insegnamenti più genuini possano venire dal basso, lontani dalla sofisticatezza incarnata dalla biondissima Nadine, (ex) fidanzata di Zinos, ahimè giornalista con la puzza sotto il naso. “La cucina dell’anima” la lascia andare libera, come dimostra la divertentissima scena del dessert afrodisiaco che manda tutti i commensali in visibilio per una notte senza pudore, remore o filtri.

Soul Kitchen è l’unico film di Fatih Akin ambientato ad Amburgo, pur essendone nativo. Qui la città gioca un ruolo scenografico importante: i dialoghi chiave si svolgono a ridosso del porto, con le luci delle gru alle spalle durante la notte e i tetti verdi nella Speicherstadt in una gelida alba.

Purtroppo, il Soul Kitchen che aveva aperto (sul serio!) a Wihlelmsburg dopo il successo del film, proprio in Industrienstraße 101, trasformato più che altro in una discoteca/sala concerti, pare aver interrotto le sue attività a maggio di quest’anno.

Tuttavia, Wihlelmsburg è il vero protagonista di una grande opera di rivalutazione, come dimostra il nuovo coloratissimo edificio del Ministero per lo Sviluppo Urbano che sorge proprio nel quartiere che presto diventerà il nuovo Mitte/Centro.

ph. Ken Lee Flickr page

Povertà, disoccupazione e crimine restano una credenza ottusa soppiantata dai fiori dell’ IGS, l’International Gartenschau, che ha spezzato il grigio dei capannoni industriali da Aprile ad Ottobre 2013. La maxi esposizione con la riproduzione di 80 giardini mondiali è costata altrettanti 80 milioni di euro complessivi, ma ha costituito la punta di diamante del progetto “Hamburg, growing-city” assieme all’IBA, l’International Building Exhibition dove “sboccia”, invece, una nuova architettura sperimentale. Fino alla fine di quest’anno, sono stati organizzati dei tour in autobus (prezzo: 5€) in partenza dall’IBA Dock di Veddel (in Am Zollhafen 2) per scoprire le innovazioni di questo pezzo di città che neppure gli amburghesi DOC hanno mai visitato.

Questo sì che assomiglia ad un serio e ben fatto recupero dei sobborghi “malfamati”.

Inutile ammettere che la Germania, ancora una volta, insegna.

 

Le informazioni sull’IGS e l’IBA sono tratte dall’articolo “The great leap” scritto da Ariel Hauptmeier sul bimestrale GEO Special, Hamburg edition, pubblicato a maggio 2013 in lingua tedesca ed inglese. Per tutto il resto, continuate a prendervela con la mia  dedizione verso Veddel e la mia “fissa” per la Turchia!

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Guida ai quartieri di Amburgo (4) – St.Pauli – Passeggiata a luci rosse sulla Reeperbahn

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

26 Novembre 2013

 

Non so perchè ho tralasciato la stesura di questo post più obbligatorio degli altri, perchè Amburgo è St.Pauli, è la Reeperbahn, il quartiere a luci rosse cresciuto a ridosso del porto per accogliere i marinai che gettavano la loro àncora per una sola notte e avevano bisogno di “distrarsi” – tanto per tornare alla mia ormai abusata descrizione di Amburgo come città “di passaggio” per eccellenza.

È il dettaglio più celebre, immancabile su qualsivoglia guida turistica, paragonabile in Europa solo al quartiere di Pigalle a Parigi – più che ad Amsterdam.

Sì, perchè in realtà le prostitute in vetrina sono tutte in una piccola traversa, Herbertstraße, a cui i minori di 18 anni e le donne – ebbene sì – non possono avere accesso. Ancora mi chiedo il perchè: la stradina è letteralmente sigillata da un muraglione di ferro con sopra la pubblicità di una marca di sigarette con protagonisti alcuni uomini che tentano di scavalcarlo. La barriera, però, è aperta. Seguita da curiosità pungente ho provato a varcare quella soglia aspettandomi un puntale controllo della Polizei. Invece no: sono proprio le prostitute ad urlare a squarciagola una lunga serie di “go away” da sfondare le vetrine. Paura di essere giudicate? Timore di un risvolto lesbo?


Il resto del quartiere è solo eccesso, superamento dei limiti, perdita del pudore, e i tedeschi sono maestri nel non riconoscersi allo specchio dopo la mezzanotte di un qualunque sabato sera.Già all’imbrunire, la Reeperbahn si riempie di squadre che festeggiano addii al celibato e al nubilato. Uomini in t-shirt seriale e miss corredate di coroncine e boa di piume rosa shocking passeggiano chiassosamente portandosi dietro un cestino o un carretto con gadget da vendere agli sconosciuti per accaparrarsi i soldi dell’alcool e farsi due risate. I più ingegnosi organizzano delle vere e proprie gare: il primo premio è finora detenuto da un promesso sposo e il suo gruppo a cui abbiamo fatto una ceretta a freddo in mezzo al petto mentre ballavamo allegramente in un locale di Hamburger Berg: tutti i club non direttamente legati al sesso e spesso frequentati anche dagli amburghesi sono posizionati lì.

Sono tanti gli uomini e le donne che vengono qui apposta per celebrare la loro ultima notte “da single”. Perciò è comunque una zona prettamente turistica, l’unica in cui è molto semplice sentir parlare italiano. Non sono pochi i ragazzi bavosi che ho incrociato in questi mesi, eccitati da ciò che li circondava e contemporaneamente così scioccati da stomacarsi un po’ (forse per tutto quello che avevano bevuto?) Infatti, la Reeperbahn è un mondo senza orari nè regole: alla luce del sole lo squallore può disturbare. È uno dei pochi quartieri in cui poter incrociare frotte di senza tetto e mutilati che chiedono l’elemosina, molto più frequenti in qualsiasi altra città delle proporzioni di Amburgo. I night club sono anche “day” e c’è sempre qualche pappone dalla faccia discutibile che ci entra a mezzogiorno. Fare un giro a St.Pauli di domenica mattina é proibitivo se non si dispone di un paio di scarpe chiodate: é un tappeto di bottiglie in frantumi, rivoli di alcool che esala mescolandosi ad altri insopportabili, stranissimi odori.

I sexy shops h24 vendono souvenir al di là del kitch (dagli stampi per biscotti a forma di pene alle pantofole di peluche con due giganti tette sopra, o il campanello per il “richiamo al sesso orale”) e oggetti che sfuggono alla comprensione comune: vibratori di ogni forma/sapore/colore/materiale, strane briglie e tenaglie sadomaso, vestiti in lattex, lenzuola di raso rosso, costumi da infermiera sexy, pseudo tesmed per l’eccitazione femminile.

Tutta l’atmosfera é ora potenziata dai mercatini di Santa Pauli, allestiti in Spielbudenplatz, dove campeggia anche una Strip Zelt, un tendone dove bere il tipico Glüwein (vino caldo con spezie) e ammirare dei – devo dire tristissimi – spettacoli di strip e lap dance.

ph. hamburg.de

I locali più famosi e accreditati in questo senso sono tutti collocati sulla Große Freiheit, a cui si accede da Beatles Platz, dove con qualche sforzo capireste che le sagome di ferro campate in questa piazzetta che introduce alla – letteralmente –  “via della grande libertà” – sono quelle di John Lennon, Paul McCartney, Ringo Star, e George Harrison che proprio ad Amburgo e proprio sulla Große Freiheit si esibirono all’inizio della loro trionfale carriera. Ebbene, chi è già morto si starà rivoltando nella tomba dato che ora li accecano le insegne gigantesche delle discoteche, degli strip club, i karaoke e i drag queen shows (come quello, famosissimo di Olivia Jones) che pompano musica a tutto volume mentre la gente si accalca per una breve passeggiata curiosa, per vedere com’è, com’è la “strada della perdizione”. Si salva il Große Freiheit 36, spesso location di concerti rock, metal e techno come le consuete serate danzanti. È probabile, però, dover lasciare qualche spicciolo all’ingresso quando, di solito, ogni locale della Reeperbahn é free entry. Quei 3,4,5€ sono il segno di una certa qualità.

Esistono, infatti, alcune zone franche, libere dagli omaccioni con la trippa alcolica e le ragazze ubriache in bilico su tacchi vertiginosi (tutte di una certa età, poi).

ph. molotowclub.com

Il Molotow, per esempio, che vogliono presto chiudere per la disperazione di tutti i giovani con un certo gusto musicale. Molotow muss bleiben, “Il Molotow deve restare”, si legge ovunque nel bar al piano di sopra e nel basement sotterraneo dove adal 1990 in poi si sono esibiti i Mumford and Sons, The Black Keys, Two Door Cinema Club, The Killers e tanti altri quando ancora non li conosceva nessuno. Ora il Molotow converge gli amanti del rock’n’roll nel sabato sera del “Motorbooty”, ingresso 3€ ed altri 3€ per il cocktail Molotow (uno stupidissimo vodka-lemon che, però, ci piace particolarmente!) Peccato che lo stabile faccia appunto parte di un complesso di edifici di proprietà della Esso, l’enorme benzinaio che vuole allargarsi smantellando tutta la zona per buttare giù circa 5000 metri quadri di edifici da ricostruire e reindirizzare ad altre attività. Come assidua frequentatrice, sono anch’io fra quelli che si incatenerebbero pur di ostacolare una simile decisione.

Un altro must é il Queen Calavera, in Gerhardstraße 7, storico locale del burlesque. Non so se esiste un altro posto al mondo dove pagare 6€ (durante la settimana) o 10€ (il sabato) per passare un’intera serata di swing inframezzata dagli spettacoli di bellissime, curatissime e bravissime ballerine di burlesque che si esibiscono ogni 30 minuti circa per la durata di una canzone. Non si può non fare, e nel durante non si può non buttare giù qualche cicchetto di “Porno”, un delizioso liquore alla ciliegia.

Dovunque tu sia stato fino alle 5/6 del mattino la tradizione impone, poi, di proseguire fino al Fischmarkt (il mercato ittico) scendendo verso il porto per “iniziare la giornata” con un panino e fischfrikadelle (cotoletta di pesce) bagnata dall’ennesima birra. Le temperature rigide della stagione invernale ostacolano questo brusco passaggio dalla pista alle bancarelle in riva all’Elba…ma é un’esperienza da fare, almeno una volta nella vita, se si vuole poter dire di essere “amburghesi DOC”.

Mai come quelli che ritrovi al brunch della domenica, in accappatoio, con la pelle ricoperta di strani segni fatti con dei pennarelli colorati. Sono le 11, e, ovviamente, sorseggiano Astra (la birra di Amburgo) mentre scoppia una rissa oltre i divanetti del Cafè May di Hein Hoyer Straße 14,  intrattenendo i clienti intenti a smaltire l’hangover con una carrellata di Franzbrötchen.


Guida ai quartieri di Amburgo (3) – Un giro alla Schanze

Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com

28 ottobre 2013

Se c’é una cosa che apprezzo di Amburgo, per quanto non si tratti di una metropoli, è la sua suddivisione in quartieri. Questo “appezzamento” esprime bene le sue potenzialità fortemente variegate ed in grado di soddisfare gruppi diversi o, semplicemente, le tue voglie quotidiane.

La Schanze è perfetta per una passeggiata pomeridiana, come per birra tranquilla in compagnia. È un distretto abbastanza alternativo, ricco di verde, ma fatto di case tutte diverse piuttosto che da strutture ideate in blocchi monotoni: colorato, vivo, popolato principalmente da hipster e finti poveracci, come si evince dai deliziosi negozietti che sembrano vendere nulla di particolare finchè non si guarda l’etichetta del prezzo.

É una zona abbastanza vasta, questo significa che darsi appuntamento alla Schanze significa praticamente nulla: potrebbe essere ovunque.

Il nostro tour parte dal classico, la stazione della S-bahn che prende il nome del quartiere stesso, Sternschanze. Una volta abbandonato il binario scendendo le scale, attraversiamo il McDonalds, come fanno tutti per accorciare il giro e ritrovarsi direttamente sotto il ponte della Schanze che pullula dei manifesti che annunciano le feste più fighe e vedono la perenne presenza di suonatori giovani e talentuosi che si alternano di ora in ora creando un’atmosfera irripetibile.

Scegliamo di percorrere Schanzenstraße, tenendo la sinistra, lasciandoci alle spalle il chiosco che mette in vetrina le pizze più brutte mai viste e, di riflesso, i migliori “felafelari” di tutta la città. Qui abbiamo l’imbarazzo della scelta: ben 3 posti potrebbero farci sentire un Tedesco con la T maiuscola:

Oma’s apotheke in Shanzenstraße 87, il cui fascino sta nel mangiare un’hamburger di carne o di pesce di ottima qualità ad un prezzo basso in una bella location. Impagabile, poi, è il sorriso delle cameriere quando invece delle solite patatine fritte ordinate le piú tradizionali Bratkartoffel.

Erika’s eck in Sternstraße 98, una tavernetta troppo tedesca dove si mangia tipico che piú tipico non si può. Spazio abbastanza contenuto e sempre pieno, conviene prenotare con largo anticipo!

Altes Mädchen in Lagerstraße 28b, e se non sai che esiste non lo troverai mai, ma una volta che qualcuno ti ci porta non lo abbandoni più. Nascosto in un vecchio caseggiato industriale proprio dietro la stazione della S-bahn che ospita prima di tutto il rivenditore, questo é IL posto per bere una buona birra artigianale. I prezzi sono un po’ più alti rispetto agli standard tedeschi, perciò sconsiglio di cenare lì, ma è un’esperienza da fare, specialmente quella della “degustazione”: al prezzo di una normale birra 0.5 (siamo intorno ai 5€) si può ordinare un mix di birre: la normale bionda, la rossa, la Pale Ale (top!), la birra stagionale, la weiß servite in piccoli bicchieri incastrati in un lungo vassoio di legno a forma di lisca. Ovviamente, è solo l’inizio, dopo l’assaggio scegli la tua preferita e continui a tracannare!

E si prosegue incrociando la sede principale della Volkshoschule (la scuola di lingua più economica della città), baretti, boutiques e negozi di oggetti handmade che fanno concorrenza a quelli del Karolinenviertel, dove vi porteró prossimamente.

Se c’è un oggetto speciale che vorrei avere per ricordarmi di Amburgo nel caso in cui dovessi andarmene, é la sacca di Tausche, in Schanzenstraße 5. Presente anche a Berlino, Stoccarda, Sylt e perfino Tokyo, ma i prodotti sono personalizzati rispetto all’estro del rivenditore singolo e della città che lo ospita. Vagamente simili alle indistruttibili Freitag, anche le Tausche sono fabbricate con materiali di scarto. Compri la sacca della dimensione e del colore desiderato, comprese due fodere intercambiabili. La fodera con la mappa della metro in zona porto (quindi lungo l’Elba) primeggia nella mia wishlist insieme a quella con l’ancora, simbolo emblematico di Amburgo.

Saremmo ormai arrivati a Neuer Pferdemarkt che segna il confine fra la Schanze e St.Pauli. Lí troviamo un posto del cuore, Hatari in Schanzenstraße 2-4, accogliente birreria di stampo bavarese e luci soffuse a lume di candela dove abbiamo trascorso la prima serata fra “italiane ad Amburgo” (e siamo di recente tornate incontrando altri italiani, perciò, Achtung!)

A questo punto potevamo giungerci in un’altra maniera: percorrendo un tratto di Susannenstraße, notando a sinistra il Gold Fisch Glas bar-club che popola di bella gioventù e buona musica l’angolo con Bartelsstraße 30 dove si incontra a qualsiasi temperatura chi non riesce a trovare un posto dentro o a ballare nel basement durante il weekend.  Poco più avanti, sulla destra il giá citato Pamukkale, uno dei migliori ristoranti turchi di tutta la città.

Saremmo finiti a Schulterblatt, dove tanti posticini hanno pesce fresco da arrostire sul momento senza spendere un capitale, la stessa via dove si colloca la caffetteria-pasticceria Herr Max per ritrovarci sempre a Neuer Pferdemarkt, e dal lato opposto, per notare di nuovo Deathspresso, col suo caffè di tutto rispetto.

Come in un bivio, se dalla S-bahn invece di svoltare a sinistra fossimo andati a destra, o – per i piú pigri  – se avessimo preso la U-bahn 2 e fossimo scesi a Christuskirche, avremmo percorso Belle-Alliance straße che è sempre Schanze, ed è uno dei miei percorsi preferiti. Quando questa incontra Vereinstraße ci si potrebbe fermare al Gloria, civico 31, un altro posto del cuore, nei cui interni rossi mi era stata promessa una buona pizza mai pervenuta, ma serbo comunque dei bei ricordi.

Non so, è come se la frenesia della quotidianità non potesse arrivare a Schanze che se la fa scivolare addosso, la lascia tutt’intorno, come a porre un confine: varcando questa soglia puoi solo rilassarti, non pensare a niente e divertirti un po’ senza sfondarti come faresti in Reeperbahn – che anche per quello ci vuole una certa energia!

Il Gängeviertel – Guida ai quartieri di Amburgo #2

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

22 Settembre 2013

 

 

Si colloca fra Valentinskampf, Speckstrasse e Caffamacherreihe, in una posizione chiave, a pochi passi da Jungfernstieg e il Binnenalster, altrettanto dal Karolinenviertel. Il Gängeviertel è un quartiere occupato, autogestito, colorato, ribelle. Di gran lunga più piccolo rispetto alla Christiania della non lontana Copenaghen, il Gängeviertel è un complesso di casupole che combattono il lusso circostante. Le sue sfumature sgargianti si specchiano nel grigiore delle finestre degli alti grattacieli che tutt’intorno ospitano la lobotomia della vita aziendale.

Lì ci lavoro anch’io. Tutte le mattine attraverso i murales delle loro pareti, e ne trovo sempre di nuovi. I loro locali non sono ancora aperti, è troppo presto per vedere in giro i suoi abitanti. A mezzogiorno c’è già qualcuno che si dà da fare, dipinge, aggiusta biciclette, vende libri, taglia i capelli, prepara caffè. A volte c’è un’altalena calata dalle impalcature che occupa tutto il marciapiedi ed interrompe la fretta dei passanti. Ci prendono metaforicamente in giro, ricordandoci il valore vero della vita, al di là delle scrivanie.

Il Gängeviertel è orgoglio per chi ci crede, e una piaga per chi ci vede solo una comunità di punkabbestia al bivacco – tanto per tornare alla chiusura mentale dei tedeschi, come vi ho già raccontato per Veddel.

La storia del Gängeviertel risale al 2009 quando un’investitore acquistò questi pochi edifici storici per demolirli, costruirne di nuovi e rivederli. Un gruppo di ragazzi approfittò di alcuni rallentamenti sui lavori per avviare una vera e propria campagna di sensibilizzazione, appiccicando in giro per la città i bollini rossi con la scritta bianca “Komm in die Gange” (che ancora potete trovare sui pali della luce o ai semafori ed è diventato il logo del quartiere). Era l’estate di quello stesso anno e un festival indipendente portò all’occupazione culturale di quei palazzi già sventrati. Più di 3000 amburghesi parteciparono al primo giorno di concerti e mostre, per dire no alla sparizione di un pezzo della città già ampiamente privata del suo retaggio storico, nell’incendio del 1842 e nei bombardamenti del 1943, come vi avevo già accennato.

Così fu lo stesso comune di Amburgo a decidere di riacquistare quegli edifici per 2 milioni 800 euro, lasciandone la gestione agli occupanti che ci hanno fondato una sorta di cooperativa sociale.

Il Gängeviertel è diventato il simbolo della resistenza contro la gentrificazione. Certo, i rapporti fra gli artisti e il comune (e gli stessi cittadini, a volte) in realtà non sono sempre così facili. Il futuro del quartiere resta incerto: nella loro pace apparente si combatte ogni giorno una lotta che potrebbe vedere l’aiuto di sempre più gente o il lento decadere verso una sconfitta.

Per ora è un esempio vincente di ciò che si verifica sempre più spesso anche e soprattutto in Italia negli ultimi anni. Penso al Teatro Valle Occupato di Roma (il più conosciuto), ma sono tanti (troppi) i luoghi bistrattati della cultura che tentano di non farsi schiacciare dall’orma pesante del capitalismo sconsiderato.

C’è un modo bellissimo per saperne ancora di più e conoscere personalmente chi porta avanti questa battaglia qui ad Amburgo, e dare il proprio contributo: ogni prima domenica del mese (potreste quindi approfittarne il prossimo 6 ottobre!) alle 3 del pomeriggio si organizza un tour pubblico del Gängeviertel – sfortunatamente in tedesco, per i non-German-speaking come me (portatevi l’interprete!). Il punto di incontro è al Puppenstube, Valentinskamp 39. Se non volete o potete arrivarci a piedi dai punti strategici di cui sopra, prendete la U2 e scendete a Gänsemarkt.

Le informazioni sul quartiere sono tratte dall’articolo della giornalista Gesa Gottschalk pubblicato su GEO Special Hamburg, n2|2013. Le foto sono mie, dal mio primo tour intorno al quartiere, quando ancora non sapevo che ci avrei passato le mie giornate, ad osservare curiosa con una certa invidia e tanta ammirazione. Adesso anch’io sono vittima delle loro silenziose pernacchie in faccia ai business men in giacca e cravatta.