cosa vedere ad Amburgo

10 foto dell’autunno amburghese

Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com

10 Novembre 2013

 

Novembre si inoltra già verso la sua metà, e nonostante l’ingresso ufficiale dell’inverno sia ancora lontano, da qualche giorno lana e cappotti sono ormai indispensabili.

La “big storm” europea del 28 ottobre che ha flagellato anche Amburgo, ha poi spazzato via buona parte delle foglie che si trattenevano ancora con fatica sui rami, regalandoci fantastici paesaggi.

Posso dire che questo sia stato il mio primo vero autunno: il secco della Puglia è ancora troppo bruciato dal sole di agosto per regalare una vasta gamma di colori, a parte quelli della vigna, e anche l’autunno romano batte principalmente sul giallo, tutto nei pioppi del lungotevere.

Amburgo è stata una tavolozza meravigliosa. In questo post raccolto 10 delle migliaia di scatti con cui cercavo di cogliere la meraviglia che ancora a tratti ci circonda.

1. Al parco, Planten und Blomen

2. Jungfernstieg, la bandiera di Amburgo fra le fronde

3. L’albero più bello di Planten und Blomen

4. Lungo l’Alster

5. Il gaengeviertel

6. Stephanplatz, con vista sulla torre

7. Stephanplatz, con vista verso il Radisson Hotel

9. (L’immancabile) Veddel

10. (Sempre) Planten und Blomen

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Amburgo nascosta – La chiesa di St.Nikolai

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

16 ottobre 2013

Ricorderete, forse, una delle etichette controverse che io stessa ho affibbiato ad Amburgo nel presentarvela: vi parlai di una città tendenzialmente finta, almeno architettonicamente parlando. Infatti, nonostante sia stata martoriata da due tragedie niente male, uno il grande incendio del 1842 e l’altra – più di altri centri tedeschi – la Seconda Guerra Mondiale, con il bombardamento aereo del 1943, Amburgo sembra non portare i segni di quelle ferite.

Eppure, con l’aiuto di un amburghese acquisito, nonché studioso di storia contemporanea, ho scovato un vero e proprio squarcio, che giace nella chiesa scoperchiata di St.Nikolai il cui meraviglioso campanile, nonostante sia per metà coperto da un’orribile impalcatura sin da quando sono arrivata – e probabilmente da molto prima – fa parte dello skyline mozzafiato che mi emoziona quotidianamente.

Paragonabile alla famosa cattedrale di Colonia, la chiesa di St.Nikolai è una delle più antiche di Amburgo: la sua prima pietra fu posta dal 1195, ma da quel momento la sua è stata una lotta per non perdere quelle sovrapposte da allora in poi. Infatti, proprio l’incendio del 1842 la distrusse completamente. Un architetto britannico, però, progettò il nuovo edificio di stampo neo-gotico, ricostruendola dal 1846 al 1882. Gli amburghesi non ebbero molto tempo per godersela, dato che il 1943 la rase nuovamente al suolo. Dalla fine della guerra in poi, incredibile, ma vero, si decise di non rimetterla in piedi, lasciandola come memento e monumento commemorativo mutilato delle vittime dello sterminio nazista.

Così, se il turista più esperto dovesse decidere di tralasciare i mattoncini rossi della Speicherstadt per ammirare un autentico frammento storico di Amburgo, in pochi passi si ritroverebbe al centro di una navata a cielo aperto. Una pianta senza tetto, come in un libro di Storia dell’arte. Parte dei muri smozzicati riportano i nomi dei caduti, il monumento di un angelo occupa il centro di quella che sembra una piazza, e alcuni pannelli raccontano il passato ed il futuro di St.Nikolai che combatte ancora per salvarsi, dato che proprio dal prossimo anno fino al 2014 il comune della città avvierà un’ennesima opera per rimettere in sicurezza il campanile della chiesa.

Un pezzo forte in tutti i sensi, nonché l’unica parte ancora visibile ed agibile. Il campanile di St.Nikolai risale al 1874, anno in cui coi suoi 147mt circa era il più alto del mondo.

Dal 2005 i visitatori possono raggiungere i 76mt di altezza grazie ad un ascensore (previo pagamento di 5€) che li porta a scoprire un panorama se vogliamo insolito rispetto a quello che si gode dal più celebre Michel (la chiesa di St.Michaelis il cui orologio dorato si affaccia sul porto e sullo stabilimento di Gruner+Jahr; fermata Baumwall sulla U-3). Le travi e i tubi intralciano lo spettacolo insieme a piccoli Gargoyles simili a quelli di Notre Dame de Paris. La vista precipita su Rathausmarkt, si espande a Sud dell’Elba verso Hafen City, riflette i grattacieli della City che si scontra con la Speicherstadt e si specchia sia nel Binnen che nell Außer Alster.

Regalarselo di domenica pomeriggio, al tramonto, poi, è stato uno di quei momenti in cui ho di nuovo pensato di non andarmene da qui, di resistere, come questo campanile, alle insidie e gli attacchi.

E come sempre, in concomitanza con questa “gita” a lungo programmata, dimenticai la macchina fotografica a casa. Gli scatti sono miei, per quello che lo smartphone ha concesso di catturare dagli occhi più emozionati.

Il Gängeviertel – Guida ai quartieri di Amburgo #2

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

22 Settembre 2013

 

 

Si colloca fra Valentinskampf, Speckstrasse e Caffamacherreihe, in una posizione chiave, a pochi passi da Jungfernstieg e il Binnenalster, altrettanto dal Karolinenviertel. Il Gängeviertel è un quartiere occupato, autogestito, colorato, ribelle. Di gran lunga più piccolo rispetto alla Christiania della non lontana Copenaghen, il Gängeviertel è un complesso di casupole che combattono il lusso circostante. Le sue sfumature sgargianti si specchiano nel grigiore delle finestre degli alti grattacieli che tutt’intorno ospitano la lobotomia della vita aziendale.

Lì ci lavoro anch’io. Tutte le mattine attraverso i murales delle loro pareti, e ne trovo sempre di nuovi. I loro locali non sono ancora aperti, è troppo presto per vedere in giro i suoi abitanti. A mezzogiorno c’è già qualcuno che si dà da fare, dipinge, aggiusta biciclette, vende libri, taglia i capelli, prepara caffè. A volte c’è un’altalena calata dalle impalcature che occupa tutto il marciapiedi ed interrompe la fretta dei passanti. Ci prendono metaforicamente in giro, ricordandoci il valore vero della vita, al di là delle scrivanie.

Il Gängeviertel è orgoglio per chi ci crede, e una piaga per chi ci vede solo una comunità di punkabbestia al bivacco – tanto per tornare alla chiusura mentale dei tedeschi, come vi ho già raccontato per Veddel.

La storia del Gängeviertel risale al 2009 quando un’investitore acquistò questi pochi edifici storici per demolirli, costruirne di nuovi e rivederli. Un gruppo di ragazzi approfittò di alcuni rallentamenti sui lavori per avviare una vera e propria campagna di sensibilizzazione, appiccicando in giro per la città i bollini rossi con la scritta bianca “Komm in die Gange” (che ancora potete trovare sui pali della luce o ai semafori ed è diventato il logo del quartiere). Era l’estate di quello stesso anno e un festival indipendente portò all’occupazione culturale di quei palazzi già sventrati. Più di 3000 amburghesi parteciparono al primo giorno di concerti e mostre, per dire no alla sparizione di un pezzo della città già ampiamente privata del suo retaggio storico, nell’incendio del 1842 e nei bombardamenti del 1943, come vi avevo già accennato.

Così fu lo stesso comune di Amburgo a decidere di riacquistare quegli edifici per 2 milioni 800 euro, lasciandone la gestione agli occupanti che ci hanno fondato una sorta di cooperativa sociale.

Il Gängeviertel è diventato il simbolo della resistenza contro la gentrificazione. Certo, i rapporti fra gli artisti e il comune (e gli stessi cittadini, a volte) in realtà non sono sempre così facili. Il futuro del quartiere resta incerto: nella loro pace apparente si combatte ogni giorno una lotta che potrebbe vedere l’aiuto di sempre più gente o il lento decadere verso una sconfitta.

Per ora è un esempio vincente di ciò che si verifica sempre più spesso anche e soprattutto in Italia negli ultimi anni. Penso al Teatro Valle Occupato di Roma (il più conosciuto), ma sono tanti (troppi) i luoghi bistrattati della cultura che tentano di non farsi schiacciare dall’orma pesante del capitalismo sconsiderato.

C’è un modo bellissimo per saperne ancora di più e conoscere personalmente chi porta avanti questa battaglia qui ad Amburgo, e dare il proprio contributo: ogni prima domenica del mese (potreste quindi approfittarne il prossimo 6 ottobre!) alle 3 del pomeriggio si organizza un tour pubblico del Gängeviertel – sfortunatamente in tedesco, per i non-German-speaking come me (portatevi l’interprete!). Il punto di incontro è al Puppenstube, Valentinskamp 39. Se non volete o potete arrivarci a piedi dai punti strategici di cui sopra, prendete la U2 e scendete a Gänsemarkt.

Le informazioni sul quartiere sono tratte dall’articolo della giornalista Gesa Gottschalk pubblicato su GEO Special Hamburg, n2|2013. Le foto sono mie, dal mio primo tour intorno al quartiere, quando ancora non sapevo che ci avrei passato le mie giornate, ad osservare curiosa con una certa invidia e tanta ammirazione. Adesso anch’io sono vittima delle loro silenziose pernacchie in faccia ai business men in giacca e cravatta.