Essen und trinken

Weihnachten in Hamburg #4: cosa mangiare (e bere) ai mercatini di Natale

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

19 dicembre 2013

 

Ci accingiamo all’ultima domenica d’avvento, l’ultimo weekend inebriato dall’atmosfera irripetibile dei mercatini di Natale in tutta la città. Non è decisamente il momento migliore per fare la dieta, o riservarsi qualche sfizio in vista del grande pranzo di Natale, mai copioso come quello italiano.

Ci sono specialità della “cucina” tedesca che ho avuto modo di assaggiare solo durante questo periodo e che vi consiglio di provare per una bella cena “unterwegs“, in giro, dato che ovviamente parliamo di “cibo di strada”, anche questa una caratteristica DOC.

Il Dresden brot: golosità salata che può variare di banchetto in banchetto. Di norma, è un soffice panetto bianco al pepe con un cuore di pancetta o funghi ricoperti di un mestolo di sour cream (una via di mezzo fra la maionese e la salsa yogurt, un po’ acidula, spesso corredata di erba cipollina o altre spezie simili). Inutile dire che non si digerisce facile, ma è un mattone saporito di cui vale la pena saziarsi.

ph. Paul Williams Flickr Profile

Il Kamin brot: un altro tipo di pane, vagamente più simile al nostro gusto italiano. Si tratta di cubetti ripieni di pomodoro con pancetta, salame o tonno, cotto nei forni a legna allestiti direttamente nei capannoni (ecco perché ci mettono tanto tempo ad allestire tutto l’ambaradan prima del grande inizio di fine Novembre!) Alla domanda: mangiate qualcosa di simile in Italia? ho osato paragonarlo ai panzerotti pugliesi, di cui eppure rimpiango il cuore di mozzarella. La stessa pasta arrotolata su un cilindro di ferro, conserva lo stesso nome, ma cambia forma, come un grosso tubo dal colore del bretzel…da mangiare con qualche salsina strana di cui i tedeschi restano grandi maestri.

…un cetriolo! : dovevo segnalarvelo prima, perché..può essere un buffo quanto strano aperitivo. Per i tedeschi è più che normale ciucciarsi un cetriolo (in salamoia, piccante etc, etc) a mo’ di lecca lecca. Sto esagerando, ma il banchetto di soli cetrioli, spesso affollato, non ha potuto che suscitarmi una certa ilarità. Pur sempre una specialità: un’esperienza da fare, per meno di un euro!

Gli Schmalzkuchen: passando ai dolci, queste morbide nuvolette di pasta fritta innevate da una spolverata di zucchero a velo sono il coronamento perfetto della passeggiata fra gli stand, adagiate in un cono di carta forno, da infilzare con un lungo stuzzicadenti.

Le Quark balchen: sono solo una delle categorie delle “pallozze” fritte fatte o ricoperte dalla qualunque. Questo impasto irregolare è fatto per lo più di formaggio quark, a cavallo fra il philadephia e la ricotta. Sempre in quark è l’ingrediente principale, per esempio, delle käse kuchen, le torte al formaggio (o si chiamavano cheese cakes?) fondamentali nella tradizione culinaria tedesca. Introvabile al di fuori dei confini!

Mandorle caramellate, mele stregate e chi più ne ha più ne metta: direte, ce le abbiamo anche noi, ma non a 10 gusti differenti ed inimmaginabili. Non solo zucchero: le mandorle, nocciole, o addirittura noci sono solo il cuore di una copertura variegatissima: dai cioccolatini celebri al marzapane, ad una pasta aromatizzata al liquore. Mele, banane, ciliege e fragole (totalmente fuori stagione!) sono ricoperte da cioccolato fondente, o al latte, o bianco, e chissà cos’altro. Da spenderci più di mezz’ora di fronte alla vetrina per scegliere cosa mettere nel sacchetto!

Ph. Alex Ehlers per germany.info

Il Glühwein: vi verrà sete, ma soprattutto vi verrà freddo. Ma soprattutto: non potrete non reggere una (e due, e tre…) tazza 0,2 di vin brulè, il vino caldo dolce aromatizzato alle spezie. La particolarità, oltre al contenuto le cui esalazioni vi faranno girare la testa prima ancora di berlo, è il recipiente stesso. Ogni mercatino ha la sua tazza personalizzata per lo più con le raffigurazioni di tipici paesaggi natalizi. Inutile dire che ormai ho la mia collezione, fra cui spicca quella del mercatino “hot” di St.Pauli con i fumetti di Babbo Natale e la Befana mezzi nudi! Portarla a casa costa il prezzo della cauzione, 2/3€ escluso il prezzo del vino che non supera i 2,50€, a meno che non si aggiunga uno shottino di rum per caricare ulteriormente l’apporto alcolico. Vera e propria bomba insuperabile, servito nella stessa tazza, è l’Eier punsch, liquore all’uovo caldo (un po’ come il famoso VOV di montagna!) sormontato da uno spruzzo di panna montata.

Ph. hamburg.de

Da coma, più glicemico che etilico!

Guida ai quartieri di Amburgo (3) – Un giro alla Schanze

Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com

28 ottobre 2013

Se c’é una cosa che apprezzo di Amburgo, per quanto non si tratti di una metropoli, è la sua suddivisione in quartieri. Questo “appezzamento” esprime bene le sue potenzialità fortemente variegate ed in grado di soddisfare gruppi diversi o, semplicemente, le tue voglie quotidiane.

La Schanze è perfetta per una passeggiata pomeridiana, come per birra tranquilla in compagnia. È un distretto abbastanza alternativo, ricco di verde, ma fatto di case tutte diverse piuttosto che da strutture ideate in blocchi monotoni: colorato, vivo, popolato principalmente da hipster e finti poveracci, come si evince dai deliziosi negozietti che sembrano vendere nulla di particolare finchè non si guarda l’etichetta del prezzo.

É una zona abbastanza vasta, questo significa che darsi appuntamento alla Schanze significa praticamente nulla: potrebbe essere ovunque.

Il nostro tour parte dal classico, la stazione della S-bahn che prende il nome del quartiere stesso, Sternschanze. Una volta abbandonato il binario scendendo le scale, attraversiamo il McDonalds, come fanno tutti per accorciare il giro e ritrovarsi direttamente sotto il ponte della Schanze che pullula dei manifesti che annunciano le feste più fighe e vedono la perenne presenza di suonatori giovani e talentuosi che si alternano di ora in ora creando un’atmosfera irripetibile.

Scegliamo di percorrere Schanzenstraße, tenendo la sinistra, lasciandoci alle spalle il chiosco che mette in vetrina le pizze più brutte mai viste e, di riflesso, i migliori “felafelari” di tutta la città. Qui abbiamo l’imbarazzo della scelta: ben 3 posti potrebbero farci sentire un Tedesco con la T maiuscola:

Oma’s apotheke in Shanzenstraße 87, il cui fascino sta nel mangiare un’hamburger di carne o di pesce di ottima qualità ad un prezzo basso in una bella location. Impagabile, poi, è il sorriso delle cameriere quando invece delle solite patatine fritte ordinate le piú tradizionali Bratkartoffel.

Erika’s eck in Sternstraße 98, una tavernetta troppo tedesca dove si mangia tipico che piú tipico non si può. Spazio abbastanza contenuto e sempre pieno, conviene prenotare con largo anticipo!

Altes Mädchen in Lagerstraße 28b, e se non sai che esiste non lo troverai mai, ma una volta che qualcuno ti ci porta non lo abbandoni più. Nascosto in un vecchio caseggiato industriale proprio dietro la stazione della S-bahn che ospita prima di tutto il rivenditore, questo é IL posto per bere una buona birra artigianale. I prezzi sono un po’ più alti rispetto agli standard tedeschi, perciò sconsiglio di cenare lì, ma è un’esperienza da fare, specialmente quella della “degustazione”: al prezzo di una normale birra 0.5 (siamo intorno ai 5€) si può ordinare un mix di birre: la normale bionda, la rossa, la Pale Ale (top!), la birra stagionale, la weiß servite in piccoli bicchieri incastrati in un lungo vassoio di legno a forma di lisca. Ovviamente, è solo l’inizio, dopo l’assaggio scegli la tua preferita e continui a tracannare!

E si prosegue incrociando la sede principale della Volkshoschule (la scuola di lingua più economica della città), baretti, boutiques e negozi di oggetti handmade che fanno concorrenza a quelli del Karolinenviertel, dove vi porteró prossimamente.

Se c’è un oggetto speciale che vorrei avere per ricordarmi di Amburgo nel caso in cui dovessi andarmene, é la sacca di Tausche, in Schanzenstraße 5. Presente anche a Berlino, Stoccarda, Sylt e perfino Tokyo, ma i prodotti sono personalizzati rispetto all’estro del rivenditore singolo e della città che lo ospita. Vagamente simili alle indistruttibili Freitag, anche le Tausche sono fabbricate con materiali di scarto. Compri la sacca della dimensione e del colore desiderato, comprese due fodere intercambiabili. La fodera con la mappa della metro in zona porto (quindi lungo l’Elba) primeggia nella mia wishlist insieme a quella con l’ancora, simbolo emblematico di Amburgo.

Saremmo ormai arrivati a Neuer Pferdemarkt che segna il confine fra la Schanze e St.Pauli. Lí troviamo un posto del cuore, Hatari in Schanzenstraße 2-4, accogliente birreria di stampo bavarese e luci soffuse a lume di candela dove abbiamo trascorso la prima serata fra “italiane ad Amburgo” (e siamo di recente tornate incontrando altri italiani, perciò, Achtung!)

A questo punto potevamo giungerci in un’altra maniera: percorrendo un tratto di Susannenstraße, notando a sinistra il Gold Fisch Glas bar-club che popola di bella gioventù e buona musica l’angolo con Bartelsstraße 30 dove si incontra a qualsiasi temperatura chi non riesce a trovare un posto dentro o a ballare nel basement durante il weekend.  Poco più avanti, sulla destra il giá citato Pamukkale, uno dei migliori ristoranti turchi di tutta la città.

Saremmo finiti a Schulterblatt, dove tanti posticini hanno pesce fresco da arrostire sul momento senza spendere un capitale, la stessa via dove si colloca la caffetteria-pasticceria Herr Max per ritrovarci sempre a Neuer Pferdemarkt, e dal lato opposto, per notare di nuovo Deathspresso, col suo caffè di tutto rispetto.

Come in un bivio, se dalla S-bahn invece di svoltare a sinistra fossimo andati a destra, o – per i piú pigri  – se avessimo preso la U-bahn 2 e fossimo scesi a Christuskirche, avremmo percorso Belle-Alliance straße che è sempre Schanze, ed è uno dei miei percorsi preferiti. Quando questa incontra Vereinstraße ci si potrebbe fermare al Gloria, civico 31, un altro posto del cuore, nei cui interni rossi mi era stata promessa una buona pizza mai pervenuta, ma serbo comunque dei bei ricordi.

Non so, è come se la frenesia della quotidianità non potesse arrivare a Schanze che se la fa scivolare addosso, la lascia tutt’intorno, come a porre un confine: varcando questa soglia puoi solo rilassarti, non pensare a niente e divertirti un po’ senza sfondarti come faresti in Reeperbahn – che anche per quello ci vuole una certa energia!

Amburgo come Istanbul – 4 posti dove mangiare turco

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

10 ottobre 2013

 

Comincio forse ad annoiarvi con questa storia della piccola Turchia ad Amburgo.

Con più di due milioni e mezzo di abitanti in tutto il Paese, la minoranza turca è la più numerosa di Germania, perciò è impossibile negare la loro influenza, riscontrata soprattutto dalla copiosissima presenza di ristoranti di (deliziosa) cucina turca. Con tutto il rispetto per il curry wurst e per un popolo che, in realtà, ha una certa tradizione culinaria – seppur discutibile rispetto ai gusti italiani – i tedeschi sono i primi a non mangiare tedesco, e come in tutte le grandi città ad Amburgo è del tutto naturale mangiare multietnico anche ogni giorno. A ciò si aggiunge la mancanza di tempo che costringe buona parte dei tedeschi a pranzare e cenare fuori, il più delle volte con un pasto a portar via. La cucina turca ben si sposa con la necessità del take-away come dimostra il doner dürüm, il classico kebab in quella che definiremmo una piadina, soluzione di stampo orientale, sì, ma concepito per la prima volta proprio in Germania. Infatti in Turchia quello che noi chiamiamo kebab consiste negli stessi pezzetti di carne (magari di qualità superiore) serviti in un piatto con contorno, senza pane e soprattutto senza salse assurde.

Insomma, il doner kebab soddisfa il fabbisogno calorico minimo di tanti tedeschi (e di buona parte delle mie cene infrasettimanali) permettendoti di saziarti e insozzarti tranquillamente per strada. Da brava italiana, però, preferisco ancora sedermi in un ristorante dove godermi ciò che mangio, e di turchi ne ho sperimentati e trovati più di quelli italiani (forse solo per la troppa paura che ancora mi trattiene dal provare una pizza pseudo di fiducia!) Ve li elenco con l’acquolina in bocca:

1) PAMUKKALE in Susannenstraße 35. Siamo nel cuore della Schanze, detto anche il regno dei falafel – che, achtung!, sono una specialità egiziana. Nonostante sia questa la pietanza offerta dalla stragrande maggioranza dei chioschi, è proprio qui che sorge uno dei ristoranti turchi più buoni della città. Diviso in due parti: una per il take away (appunto), i simit (ciambelline di pane ricoperte di sesamo che chiunque avrà osservato a caterve nei carrettini rossi in giro per Istanbul, per poi svaligiarli mangiandone uno dietro l’altro!) gli involtini di pasta sfoglia e i dolci del mattino, l’altro in cui si trova il ristorante aperto fino a tarda notte. In fondo alla sala troneggia una tela che raffigura il profilo di Istanbul e di Amburgo mescolati uno all’altro fino a confondersi. Lì ho avuto un leggero mancamento. Mi sono ripresa con un Iskender (carne al piatto distesa su una pita ricoperta di salsa di pomodoro, burro e salsa yogurt) paragonabile a quello mangiato in Turchia, e un bel raki che non fa mai male. (acquavite all’anice che fa minimo 40 gradi, tanto che bisogna solitamente allungarlo con l’acqua. I veri turchi, in realtà, lo bevono mentre mangiano!!)

2) KARDELEN in Steinwegpassage 6. Il ristoro perfetto. Sono troppo contenta quando i miei colleghi lo scelgono per la pausa pranzo e a giudicare dalle file chilometriche ma veloci che troviamo ogni volta di fronte alla porta, non siamo gli unici.

Segno di qualità! Infatti oltre al doner dürüm e il doner in pane pita – in versione vegetariana con i falafel –  solitamente preferisco prendere la loro ottima bulgur accompagnata ancora da riso e ceci, insalata ed immancabile salsa yogurt. Ciò che aiuta a riportare il sorriso è non solo la bontà del cibo, ma soprattutto la tipica cordialità turca del personale, incredibilmente gentile – un’altra qualità che mi manca non poco!

3) PEACETANBUL su Karolinenstraße 14+15 angolo Markstraße. Tempio di una Turchia più occidentalizzata. L’atmosfera mescola i mille vetri colorati delle lampade del Gran Bazar alla musica dei giorni nostri mixata da un deejay. Così come il menu propone mega hamburger corredati di patatine fritte e, contemporaneamente, specialità difficilmente reperibili perfino ad Istanbul, se il turista meno esperto non le cerca. Da Peacetanbul (e poi, che nome!)  ho mangiato per la prima volta le kofte, polpette di carne macinata ripiene di grano e patate ricoperte di salsa al pomodoro e accompagnate da salsa yogurt (accoppiata immancabile) e insalata. Il condimento dell’insalata verde+cetrioli+cavolo e pomodori era: il formaggio di capra grattugiato su a listarelle! Bizzarro, ma da rifare! Però, è prima indispensabile iniziare con gli antipasti: anche se ci siete per la prima volta, tutti i tavoli intorno li avranno presi e sarete troppo curiosi per non farlo. Vi porteranno un gruppetto di coppette in ceramica che si intersecano fra loro, pieno di creme da spalmare sul pane pita croccante: le mie preferite? Ceci e barbabietole! Consiglio spassionatamente di prenotare in anticipo, specie nel wochenende!

4) MR.KEBAB in Thadenstraße 4, gestito dagli stessi proprietari di Peacetanbul. Siamo a St.Pauli, il posto è piccino, ma le lunghe tavolate possono ospitare più gruppi diversi tutti insieme, tanto qui non ci si fa nessun problema. Antipasti di cui sopra in replica, accompagnati da alcuni involtini di pasta croccante molto simili a quelli primavera. Buonissimi e particolari i cocktail analcolici, indimenticabile la zuppa di lenticchie rosse e cereali: posto perfetto per condividere una serata con una cara amica – anche lei malata di Turchia! – a coccolarsi un po’!

La foto di Kardelen è di tripadvisor.de, questa, invece, è tratta dal blog “Essen in Hamburg – Blogspot”, sfortunatamente in tedesco!

Pausa pranzo amburghese #2 – La storia di Campus Suite

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

1 ottobre 2013

 

“Ma come non conosci Campus?” Sembrava impossibile che c’avessi messo tanto a scoprirlo.

Per una pausa pranzo più discreta e più leggera rispetto a quella da Jim Block, non solo nell’apporto calorico, ma anche nel prezzo, Campus Suite è diventata la mia tappa fissa quando non ho il tempo di riempire un tupperware come si deve.

Sgabelli alti all’americana si alternano a divanetti vintage e tavolate lunghe per i battaglioni di young business men and women affamati quanto affrettati. Di gente ce n’è sempre tanta in fila, ma ordinare è un gioco: a meno che non si prenda un panino o un dolcino, in caso di piatto caldo e quindi una diecina scarsa di minuti d’attesa, il cassiere ti consegna una scatoletta blu trasparente con su il logo fiorato e farfalloso di Campus Suite. Un led lampeggiante ne segnala il funzionamento. Si illuminerà completamente iniziando a vibrare quando l’ordine è pronto, così da potersi nel frattempo accomodare e rilassare.

Infatti l’attenzione per il cliente – tendenzialmente giovane – è sempre stato il comandamento numero uno dei fratelli Frank e Leonard Steibisch, fondatori della catena che, in realtà, nasce come unico punto vendita a Kiel, come alternativa più genuina alla mensa universitaria, pessima anche in Germania come a qualsiasi latitudine.

La prima caffetteria Campus Suite, aperta nel 2004, offriva dolci fatti in casa e sfiziosissimi spuntini, tutto preparato con ingredienti freschi di prima qualità e soprattutto con una certa dedizione verso il cibo, attribuendo un valore ai pochi minuti di sosta di una giornata di studio o di lavoro intenso. Campus Suite era e resta un rifugio popolato da studenti, coppie – che incontro spesso con i loro neonati – e perfino professori (che si formalizzano molto meno rispetto a quelli italiani), un luogo pacifico dove ascoltare addirittura della buona musica, come dimostrano le proprie compilation acquistabili in negozio e su internet. Un’atmosfera tranquilla che ormai si ricrea in numerose sedi a Flensburgo, Lubecca, Hannover, anche in Austria (a Vienna) e ovviamente Amburgo.

Ecco la lista dei 14 Campus Suite amburghesi. Li trovate in:

– Osterfeldstraße 12-14

– Brandsende 2-4

– Domstraße 18

– Eppendorfer Landstraße 102

– Grindelallee 17

– Großer Grasbrook 10

– Jungfernstieg 4-5

– Am Kaiserkai 60-62

– Kasernenstraße 12

– Rothenbaumchaussee 47

– Steinstraße 5-7

– Stephansplatz 2-8

– Valentinskamp 91

– Christoph-Probst-Weg 3-4

Si sa quanto sia importante mettere in circolo un buon caffè per attivare il cervello ed essere produttivi: e Campus Suite ci tiene.

Da italiana devo dire che il caffè – non espresso, ma cappuccino e simili – rientra nella norma (niente di eccezionalmente buono o cattivo), ma bisogna dare atto del fatto che solo i baristi professionisti hanno il compito di prepararli. Chi non lo è, ma volesse lavorare da Campus Suite (c’è sempre qualche posizione aperta per un part-time o full time job) o è semplicemente interessato alla cultura del buon caffè, può seguire un corso o un workshop organizzato direttamente dall’azienda.

Non posso non concedermi una zuppa “Karotten und orangen” almeno una volta alla settimana, specie da quando le temperature si sono abbassate. Per soli 3,70€ ho una ciotola di crema (non brodaglia) impreziosita da qualche seme di zucca e un panino di accompagnamento. Finché il clima è stato più mite, ho preferito il cous cous con salsa remoulade, da mangiare sulle panchine di Planten und Blomen (l’immenso parco della città) all’ombra di qualche albero.

Il mio ufficio si muove compatto e al loro turno ordinano tutti la stessa cosa: i Surf Cup Nudeln.

Si tratta – attenzione – di penne (un po’ scotte) in salsa al pomodoro e panna, vagamente piccante. Lo adorano, e amano inzuppare il pane in questo sugo…mentre mangiano la pasta.

La prima volta che mi sono unita a loro per questo momento comunitario, avevo una smorfia di disgusto simile alla loro quando gli dico che vivo a Veddel.

 

Non ho saputo oppormi, rischiare il licenziamento per un piatto di pasta…! Però non tornerei in Italia con la boccia di questo sugo, che riporta sull’etichetta “Comprami, sono la salsa segreta dei deliziosi Surf Cup Nudeln!” nei frigo accanto ai Milch Reis e tutte le varie bibitine gasate e colorate. Mia nonna mi rispedirebbe al confine!


(photo credits: stadtbekannt.at)

Se fuori piove – I migliori cafés di Amburgo

(Dal blog “Hamburger di Amburgo su Zingarate.com)

13 Settembre 2013

 

Il vento di metà settembre amburghese ci spingerebbe ormai a rintanarci in posti chiusi e riparati.

È finita la caccia al raggio di sole, all’ultima giornata da trascorrere al parco, e guai a dimenticarsi l’impermeabile. Ma niente paura.

Amburgo è per sua natura attrezzata di giacigli per il tempo libero indoor e la tradizione del “Kaffee und Kuchen” è uno di quegli appuntamenti per cui si attende il ritorno dell’inverno.

Dopo le 2 del pomeriggio ogni momento è buono per un caffè bollente e una fetta di torta gigante e burrosa. I tedeschi sono maestri di pasticceria, impossibile non notarlo spiaccicando il naso di fronte alla vetrina di una qualsiasi bakery. Seppur deliziose, il rituale del Kaffee und Kuchen richiede un po’ di tempo e di relax che gli stakanovisti crucchi solitamente non si concedono – perciò è meglio andare alla ricerca di un luogo da fare proprio. Si tratta infatti di una pratica abusata nel weekend, ma che trovo perfetta anche intorno alle 18 subito dopo l’ufficio.

Il caffè è un dilemma tutto nostro al di fuori dei confini italiani. Anche quello tedesco è una gran ciofeca capace di rovinare anche i momenti in cui cerchi disperatamente calore.

Urlerò in un post scritto tutto in  maiuscole il giorno della scoperta dell’espresso perfetto in Germania. Tuttavia, l’espresso, appunto, è un piacere rapido da prendere in piedi, al bancone, magari facendo due chiacchiere con il barista. Ovviamente è una situazione da ricreare difficilmente qui ad Amburgo, dove la continua frenesia spinge a godersi più a lungo la pausa caffè. E infatti il caffè è lungo: filtrato o americano. La regola per ovviare ad una tristissima delusione è una sola: LATTE. Qui è talmente buono – e sono in grado di schiumarlo – che un cappuccino o un latte “macchato” gli riesce bene in più del 50% dei casi, e nessuno si avvelena l’esistenza.

Questo lo scenario di un pomeriggio Kaffee und Kuchen: torta di carote, torta al formaggio – dove il quark (formaggio morbido e spalmabile a metà fra un Philadelphia e un mascarpone) la fa da padrone – con aggiunta di frutti di bosco, cioccolato, o rabarbaro (qui diffusissimo per qualsivoglia ricetta e nell’onnipresente Rabarbarschörle (succo di rabarbaro frizzante) che si contende le preferenze tedesche insieme all’Apfelschörle, a base di mela. E ancora, torta al burro (sì, è proprio questo il nome di una focaccia dolce ricoperta di mandorle e ancora burro,burro e burro che sembra miele, ma non lo è!), brownies – anche se non sono propriamente tedeschi.

Bavetta ai lati della bocca ed imbarazzo della scelta mi colgono sempre in questi cinque posti che riescono a sopire la stanchezza di una giornata o settimana da lasciarsi alle spalle e consolare qualsivoglia frustrazione, come solo un buon dolce può fare!

1) Café May – una mini catena con 7 sedi in tutta Amburgo. La mia preferita resta quella di St.Pauli, in Hein Hoyer Straße 14, una delizia fatta di parquet e comode poltrone damascate che ti fa dimenticare di essere a pochi passi dalla Reeperbahn – ad eccezione di qualche rissa in diretta dalle sue belle vetrine la domenica mattina. Citarlo per primo non è un caso: le sue torte sono insuperabili, come anche i prezzi, i più bassi di tutta la città. Il caffè è ottimo, ma generalmente accompagno le mie almeno 400kcal con un infuso artigianale di menta – anche questo parecchio diffuso.

2) Herr Max, che ti avvolge coi suoi colori pastello facendoti sentire dentro un mondo fatto di cupcakes. in Schulterblatt 12, nel cuore della Schanze (quartiere a nord-ovest di Amburgo, pieno di locali e ristoranti meta delle uscite “tranquille”) il punto a favore di questo piccolo cafè è che sia una vera e propria pasticceria. Le torte monumentali in vetrina infatti dimostrano che si tratti di un vero e proprio tempio del cake design.

3) Gretchens Villa, Marktstraße 142, nel Karolinenviertel, quartiere degli artisti e del vintage. Come per i negozietti circostanti, i prezzi si alzano un po’, ma valgono il nome conosciuto da qualunque amburghese – impossibile non esserci stati almeno una volta. Stessi colori con preponderanza di bianco, stessa atmosfera rilassata da cucina della nonna.

4) Klippkroog: come potrete intuire dal nome, trattasi di un posto caldo ed accogliente di retaggio scandinavo (in fondo non siamo così lontani, anzi, Amburgo è tanto Nordeuropea e soprattutto tanto danese). Arredamento essenziale, torte stratosferiche: le amiche potranno difficilmente dimenticare una crostata di frutta alle fragole senza gelatina e una Sacher torte di almeno 15cm! Siamo ad Altona (poco più a Nord di Schanze) in Große Bergstraße 255.

5) Deathpresso, “potrai dormire quando sarai morto” recita il cranio a forma di tazza che troneggia sull’insegna di questo tempio del caffè. Le loro miscele vengono da tutto il mondo e non possono non essere apprezzate. Da brava viaggiatrice open-minded ho voluto provare il loro filtrato, e non me ne sono pentita. La scelta di torte si riduce un po’, ma la qualità accompagna bene ciò che si beve. Beim Grüner Jäger 24, a confine fra Schanze e St.Pauli.

6) Pony Bar, rifugio di tutti gli universitari scappati dal Campus che sorge a pochi metri. Qui dolcetti pochi, ma caffellatte degno di questo nome e atmosfera irripetibile, fatta per lo piú da chi lo popola e chi ci lavora. Piccole sedie in legno o comodi divani vecchio stile, è il tipico posto dove mettersi a leggere o a scrivere lasciando l’alone della tazza sul foglio interessato. Allende Platz 1, proprio affianco all’Abaton Kino, accostamento perfetto per una serata coi fiocchi (si spera, ancora, non di neve!)

Mangiare hamburger ad Amburgo – Junk Food e dintorni

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

9 Settembre 2013

 

Se questo blog si chiama così ci sarà un motivo!

Ebbene, quando le fortuite (e fortunate) circostanze della mia giovane esistenza mi hanno portata alla ribattezzata “crucchiland” ho dovuto salutare un po’ di amici prima di farmene di nuovi. Sapete, anche quelli più cari non sanno mai cosa dirti di preciso, le partenze sono momenti sempre delicati. Se poi il posto è nuovo ai più del gruppo, si va per tentativi, sparando stupidaggini. Se poi si va in Germania, da bravi italiani si fa riferimento agli stereotipi che vi ho già elencato.

Un’amica in particolare non faceva che ripetermi: “Ad Amburgo mangerai un sacco di hamburger!” – sì, abbiamo uno spirito un po’ di patata, e tanto qui le kartoffel non mancano! (appunto!)

Così, appena messo piede ad Amburgo, sono andata alla ricerca del piatto che, in teoria, doveva etimologicamente legarsi alla città. D’altronde lo dice anche Wikipedia:

“La parola è frutto di un prestito linguistico fra tedesco e inglese. Infatti l’identificativo tedesco hamburger (che indicava qualcosa o qualcuno originario della famosa città anseatica), passò nell’inglese colloquiale con la definizione di Hamburger steak ovvero “bistecca di Amburgo”.

Probabilmente, polpette di carne bovina erano comuni nella città e nel porto di Amburgo verso l’inizio del XIX secolo. Questa ricetta fu portata nel Nordamerica da parte dei numerosi tedeschi immigrati negli Stati Uniti in quello stesso periodo, la gran parte dei quali partivano dal porto di Amburgo (già allora maggior porto commerciale della Germania) e si diffuse con il nome di “Hamburger Steak”

La mia amica non aveva tutti i torti, peccato che mi imbattessi solo nelle cosiddette “frikadelle”, paragonabili per lo più a delle grosse polpette, nella maggior parte dei casi di pesce piuttosto che di carne – trattandosi di un porto e di una città di fiume non lontana dal mare.

Proprio quando stavo per arrendermi, ecco trovato il tempio del junk food tedesco, presente solo ad Amburgo – con 7 ristoranti sparsi per tutta la città – ed Hannover: Jim Block.

Una vera e propria istituzione per gli “hamburgers” (da intendere come abitanti di Amburgo) o quanto meno per i miei colleghi che fanno tappa fissa lì per pranzo almeno due volte alla settimana, per la gioia dei loro palati, ma non delle loro arterie.

Da non confondere con Block House – che appartiene alla stessa catena, ma offre carne arrosto – il Menù panino + patatine fritte (parecchio al di sotto degli standard!) o due ciabatte tostate all’aglio (roba da uccidere anche un toro) + bibita costa dai 5 ai 7 euro. Un po’ più di un Mc Donald ma li vale tutti. La particolarità di Jim Block fa un po’ Starbucks: ogni ordinazione riporta sullo scontrino il nome di una strada della città. É un segno di riconoscimento ed é il “codice” a cui si farà riferimento una volta pronto il piatto.

Guten appetit!