10 motivi per cui (ormai) potresti sembrare un tedesco

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

29 Novembre 2013

 

Ho ricevuto qualche commento contraddetto e contraddittori riguardo uno dei miei post precedenti“10 modi per essere (ancora) italiani in Germania” da alcuni considerato un po’ troppo legato al nostro modo di fare e di pensare (della serie che te ne sei andata a fare) a malincuore diventa necessario riportare le 10 accuse che mi sono state rivolte, specie dagli amici italiani, in questi quasi sette mesi di permanenza in Crucconia, quando esclamarono: “sei diventata un po’ tedesca…”

Le loro mascelle si sono spalancate in un’espressione scandalizzata perchè:

1) Non controllo gli orari della metro sul sito dell’HVV (la compagnia di trasporti pubblici della città di Amburgo), ma mi posiziono al punto giusto del binario per beccare la carrozza più vicina all’uscita della fermata dove scenderò. In mia difesa, la considero solo una questione di pigrizia paragonabile al fatto che non salgo e non scendo le scale mobili, ma chi lo sa, forse sotto c’é dell’altro.

ph. hh-zeitung.de

2) Sempre a proposito di mezzi pubblici e spostamenti, anch’io mi lamento tantissimo se mi capita di aspettare il treno per più di 5 minuti. “È inaccettabile, sette minuti, nel frattempo avrei potuto fare questo, e questo, e questo!”. Controlla gli orari dell’HVV prima di uscire, mi direte. Ma soprattutto: che fine hanno fatto quattro anni in attesa degli autobus dell’Atac di Roma (che come un efficace profilo Facebook ironizza sulla sigla, potrebbe ribattezzarsi “Arrivo Tardi A Casa“?)

3) Faccio un uso spropositato dei calzini. E ne compro una marea, perchè devono essere carini e nient’affatto bucati, visto che qui é normale togliersi le scarpe anche in casa degli altri.

Un simpatico episodio mi vedeva indossarne un paio (per giunta bianchi) prima di andare a dormire, per non lasciare i piedi nudi sotto le coperte. La mia amica, esterrefatta, mi chiese cosa stessi facendo. Le risposi che così “mi sentivo più sicura”, e purtroppo non ero ubriaca. Ho iniziato a preferirli al gambaletto, alla calza trasparente…e di riflesso (per fortuna) metto più pantaloni che gonne. Come una vera donna emancipata del Nord Europa.

4) Ahimé, bevo il cappuccino subito dopo il pranzo. In caso di brunch o colazione alla tedesca, quindi di un pasto salato (che accetto con sempre meno disgusto) é capitato che succedesse anche prima di mangiare. Orribile, lo so. Ma come vi avevo spiegato, quello che i tedeschi chiamano espresso é imbevibile, e il latte macchiato ha troppa poca percentuale di caffeina per le mie esigenze. Il cappuccino diventa l’unica soluzione.

5) Sono affetta da epidemia del controllo e della programmazione. Non ho un’agenda settimanale perchè a 23 anni la mia memoria é ancora fresca, ma pianifico eventi per almeno 15/20 giorni e se non lo faccio vado nel panico. Ovviamente sottopongo a questa pratica tutti coloro che con me devono condividere il mio tempo. Anche gli amici italiani, che beatamente lo lasciano trascorrere per organizzare all’ultimo momento qualsiasi cosa, anche un viaggio. Sono diventata la regina dei reminder, abituata a sentirmi dire “no, tut mir leid, ho già un altro impegno, forse possiamo vederci il 92 marzaio dalle 19 alle 19:04?” ho iniziato a scrivere e-mail imbarazzanti: “Ciao ragazzi, ricordatevi che fra un mese sono a Taranto, siete liberi?”


6) Se avessi totalmente perso ogni senso del pudore e della corretta alimentazione, mi ciberei esclusivamente di bretzel. So che sono bavaresi, ma ci sono anche ad Amburgo, e in generale sono tedeschi. Appena sfornati, scendono giù come l’acqua, si sciolgono in bocca. Avrò i globuli rossi a forma di cuore intrecciato.

7) Dovrei iniziare a frequentare le riunioni degli AA. Non per la birra, non per il glühwein bollente dei mercatini di Natale. “Ciao, sono Eleonora e non riesco smettere di bere Apfelschorle.” (succo di mela frizzante): la prima A, quindi, non è quella di Alcol.

8 ) Il mio tedesco, nonostante il corso A1, ha fatto i progressi di una tartaruga zoppa. Tuttavia, nelle ultime settimane ho iniziato a dire “Ach, so!” per QUALUNQUE cosa. E non é semplice spiegarne la funzione: i tedeschi lo usano per puntualizzare (“Ah, ecco, dicevo!”), esprimere sorpresa (“ora capisco!”) o incredulità (“davvero?”). Utile, insostituibile e, ad un certo punto, irrinunciabile.

9) Ho smesso di aprire l’ombrello quando piove, come tutti gli amburghesi che si rispettino. Non solo perchè la pioggia, a volte, é talmente sottile che un cappuccio può sembrarti sufficiente, non solo perchè il vento a volte é talmente forte che te lo porterebbe via. Ma soprattutto perchè…non lo apre nessuno, neppure io. Sono troppo a disagio.

10) Mi sento in colpa se non lascio la mancia quando pago in un ristorante. È una pratica normale qui in Germania, sostituisce quell’euro che di solito in Italia paghiamo per il coperto. Ho imparato che se voglio lasciare la mancia mi basta ribadire la somma che voglio pagare (se il conto – die rechnung –  é di 19€ posso dire, come a rilanciare, “20!”) Il punto é che non riesco sempre ad andare oltre la logica italiana del lasciare la mancia perchè il cameriere é stato particolarmente gentile o si é mangiato divinamente. E poi non so mai quanto “dover” dare. Anche a rischio di sbagliare, dò sempre qualche centesimo e mai mi sono sentita giudicata per la somma, anche fossero stati 5. (che pezzente!)

Guida ai quartieri di Amburgo (4) – St.Pauli – Passeggiata a luci rosse sulla Reeperbahn

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

26 Novembre 2013

 

Non so perchè ho tralasciato la stesura di questo post più obbligatorio degli altri, perchè Amburgo è St.Pauli, è la Reeperbahn, il quartiere a luci rosse cresciuto a ridosso del porto per accogliere i marinai che gettavano la loro àncora per una sola notte e avevano bisogno di “distrarsi” – tanto per tornare alla mia ormai abusata descrizione di Amburgo come città “di passaggio” per eccellenza.

È il dettaglio più celebre, immancabile su qualsivoglia guida turistica, paragonabile in Europa solo al quartiere di Pigalle a Parigi – più che ad Amsterdam.

Sì, perchè in realtà le prostitute in vetrina sono tutte in una piccola traversa, Herbertstraße, a cui i minori di 18 anni e le donne – ebbene sì – non possono avere accesso. Ancora mi chiedo il perchè: la stradina è letteralmente sigillata da un muraglione di ferro con sopra la pubblicità di una marca di sigarette con protagonisti alcuni uomini che tentano di scavalcarlo. La barriera, però, è aperta. Seguita da curiosità pungente ho provato a varcare quella soglia aspettandomi un puntale controllo della Polizei. Invece no: sono proprio le prostitute ad urlare a squarciagola una lunga serie di “go away” da sfondare le vetrine. Paura di essere giudicate? Timore di un risvolto lesbo?


Il resto del quartiere è solo eccesso, superamento dei limiti, perdita del pudore, e i tedeschi sono maestri nel non riconoscersi allo specchio dopo la mezzanotte di un qualunque sabato sera.Già all’imbrunire, la Reeperbahn si riempie di squadre che festeggiano addii al celibato e al nubilato. Uomini in t-shirt seriale e miss corredate di coroncine e boa di piume rosa shocking passeggiano chiassosamente portandosi dietro un cestino o un carretto con gadget da vendere agli sconosciuti per accaparrarsi i soldi dell’alcool e farsi due risate. I più ingegnosi organizzano delle vere e proprie gare: il primo premio è finora detenuto da un promesso sposo e il suo gruppo a cui abbiamo fatto una ceretta a freddo in mezzo al petto mentre ballavamo allegramente in un locale di Hamburger Berg: tutti i club non direttamente legati al sesso e spesso frequentati anche dagli amburghesi sono posizionati lì.

Sono tanti gli uomini e le donne che vengono qui apposta per celebrare la loro ultima notte “da single”. Perciò è comunque una zona prettamente turistica, l’unica in cui è molto semplice sentir parlare italiano. Non sono pochi i ragazzi bavosi che ho incrociato in questi mesi, eccitati da ciò che li circondava e contemporaneamente così scioccati da stomacarsi un po’ (forse per tutto quello che avevano bevuto?) Infatti, la Reeperbahn è un mondo senza orari nè regole: alla luce del sole lo squallore può disturbare. È uno dei pochi quartieri in cui poter incrociare frotte di senza tetto e mutilati che chiedono l’elemosina, molto più frequenti in qualsiasi altra città delle proporzioni di Amburgo. I night club sono anche “day” e c’è sempre qualche pappone dalla faccia discutibile che ci entra a mezzogiorno. Fare un giro a St.Pauli di domenica mattina é proibitivo se non si dispone di un paio di scarpe chiodate: é un tappeto di bottiglie in frantumi, rivoli di alcool che esala mescolandosi ad altri insopportabili, stranissimi odori.

I sexy shops h24 vendono souvenir al di là del kitch (dagli stampi per biscotti a forma di pene alle pantofole di peluche con due giganti tette sopra, o il campanello per il “richiamo al sesso orale”) e oggetti che sfuggono alla comprensione comune: vibratori di ogni forma/sapore/colore/materiale, strane briglie e tenaglie sadomaso, vestiti in lattex, lenzuola di raso rosso, costumi da infermiera sexy, pseudo tesmed per l’eccitazione femminile.

Tutta l’atmosfera é ora potenziata dai mercatini di Santa Pauli, allestiti in Spielbudenplatz, dove campeggia anche una Strip Zelt, un tendone dove bere il tipico Glüwein (vino caldo con spezie) e ammirare dei – devo dire tristissimi – spettacoli di strip e lap dance.

ph. hamburg.de

I locali più famosi e accreditati in questo senso sono tutti collocati sulla Große Freiheit, a cui si accede da Beatles Platz, dove con qualche sforzo capireste che le sagome di ferro campate in questa piazzetta che introduce alla – letteralmente –  “via della grande libertà” – sono quelle di John Lennon, Paul McCartney, Ringo Star, e George Harrison che proprio ad Amburgo e proprio sulla Große Freiheit si esibirono all’inizio della loro trionfale carriera. Ebbene, chi è già morto si starà rivoltando nella tomba dato che ora li accecano le insegne gigantesche delle discoteche, degli strip club, i karaoke e i drag queen shows (come quello, famosissimo di Olivia Jones) che pompano musica a tutto volume mentre la gente si accalca per una breve passeggiata curiosa, per vedere com’è, com’è la “strada della perdizione”. Si salva il Große Freiheit 36, spesso location di concerti rock, metal e techno come le consuete serate danzanti. È probabile, però, dover lasciare qualche spicciolo all’ingresso quando, di solito, ogni locale della Reeperbahn é free entry. Quei 3,4,5€ sono il segno di una certa qualità.

Esistono, infatti, alcune zone franche, libere dagli omaccioni con la trippa alcolica e le ragazze ubriache in bilico su tacchi vertiginosi (tutte di una certa età, poi).

ph. molotowclub.com

Il Molotow, per esempio, che vogliono presto chiudere per la disperazione di tutti i giovani con un certo gusto musicale. Molotow muss bleiben, “Il Molotow deve restare”, si legge ovunque nel bar al piano di sopra e nel basement sotterraneo dove adal 1990 in poi si sono esibiti i Mumford and Sons, The Black Keys, Two Door Cinema Club, The Killers e tanti altri quando ancora non li conosceva nessuno. Ora il Molotow converge gli amanti del rock’n’roll nel sabato sera del “Motorbooty”, ingresso 3€ ed altri 3€ per il cocktail Molotow (uno stupidissimo vodka-lemon che, però, ci piace particolarmente!) Peccato che lo stabile faccia appunto parte di un complesso di edifici di proprietà della Esso, l’enorme benzinaio che vuole allargarsi smantellando tutta la zona per buttare giù circa 5000 metri quadri di edifici da ricostruire e reindirizzare ad altre attività. Come assidua frequentatrice, sono anch’io fra quelli che si incatenerebbero pur di ostacolare una simile decisione.

Un altro must é il Queen Calavera, in Gerhardstraße 7, storico locale del burlesque. Non so se esiste un altro posto al mondo dove pagare 6€ (durante la settimana) o 10€ (il sabato) per passare un’intera serata di swing inframezzata dagli spettacoli di bellissime, curatissime e bravissime ballerine di burlesque che si esibiscono ogni 30 minuti circa per la durata di una canzone. Non si può non fare, e nel durante non si può non buttare giù qualche cicchetto di “Porno”, un delizioso liquore alla ciliegia.

Dovunque tu sia stato fino alle 5/6 del mattino la tradizione impone, poi, di proseguire fino al Fischmarkt (il mercato ittico) scendendo verso il porto per “iniziare la giornata” con un panino e fischfrikadelle (cotoletta di pesce) bagnata dall’ennesima birra. Le temperature rigide della stagione invernale ostacolano questo brusco passaggio dalla pista alle bancarelle in riva all’Elba…ma é un’esperienza da fare, almeno una volta nella vita, se si vuole poter dire di essere “amburghesi DOC”.

Mai come quelli che ritrovi al brunch della domenica, in accappatoio, con la pelle ricoperta di strani segni fatti con dei pennarelli colorati. Sono le 11, e, ovviamente, sorseggiano Astra (la birra di Amburgo) mentre scoppia una rissa oltre i divanetti del Cafè May di Hein Hoyer Straße 14,  intrattenendo i clienti intenti a smaltire l’hangover con una carrellata di Franzbrötchen.


Questo weekend ad Amburgo – 22/24 Novembre

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

20 Novembre 2013

 

A tutti i fortunati che iniziano il weekend con venerdì compreso, questa potrebbe essere una bella occasione per un evento per cui ormai restano pochi giorni. Le foto dell’Arab European Photo Festival sono ancora esposte al MOTTE Stadtteil und Kulturzentrum di Eulenstraße 43 (Altona) fino al 30 Novembre, ma la mostra é aperta solo il venerdì dalle 13:30 alle 16:30, il martedì e il giovedì dalle 14 alle 18. Pare sia possibile prenotare un appuntamento per la visita al di fuori degli orari e dei giorni di apertura, scrivendo una mail a info@auop.de

Col freddo ormai pungente e persistente, non c’é niente di meglio che rifugiarsi al cinema, specie quando – come raramente capita – c’è un bel film italiano da guardare.

Si tratta di “Ich und du” ovvero “Io e te” di Bernardo Bertolucci tratto dal romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti. Lo proietta il 3001 Kino in Schanzenstraße 75 dal 21 fino al 30 Novembre, ma in italiano con sottotitoli in tedesco solo dal 21 al 23 e dal 27 al 29 Novembre, ore 20.

Se volete riscaldarvi in altro modo, ancheggiando un po’ a ritmo di buona musica, vi segnalo le due serate dell’Uebel und Gefährlich, il cosiddetto “bunker” per gli amburghesi esperti di vita notturna, in Feldstraße 66, quindi ben lontano dalle follie più turistiche della Reeperbahn. Venerdì 22, da mezzanotte in poi, il club berlinese Speerpiraten si trasferisce lì coi suoi deejay, mentre sabato 23 sarà dedicato al concerto dei Digitalism, ore 23 (ingresso dalle 18!) prezzo (ragionevolissimo) del biglietto 13,90€


Se non avete fatto troppa baldoria venerdì sera, potreste provare a raggiungere  il Flohmarkt settimanale di Schanze, come ogni sabato mattina, fino alle 15 circa, da raggiungere attraversando semplicemente Neuer Kamp, di fronte alla fermata U-bahn di Feldstraße oppure imboccando Marktstraße (Karolinenviertel).

L’evento più bizzarro del weekend, è certamente quello del sabato pomeriggio all’Hamburg Museum – ovvero il Museo della storia amburghese, in Holstenwall 24 – dove, a furor di popolo, verrà eletto il miglior Franzbrötchen del 2013. Per chi non lo sapesse ancora, il Franzbrötchen é la brioche tipica della città, una burrosissima golosità alla cannella, spesso impreziosita da mele, mandorle, cioccolato o semi di zucca. Una vera e propria istituzione, infornata da più di 20 backereien (panetterie) e assaggiata per l’occasione dalle 14:30 alle 16:30 per poi essere sontuosamente premiata alle ore 17. Ingresso 5€, gratuito per i bambini.

Il divertimento per i più piccoli, che spesso conquista anche i grandi, specie in periodo natalizio, continua al Dom, il parco divertimenti nel cuore di St.Pauli (l’entrata principale é quella di Glacischaussee 1) ha nuovamente azionato le sue giostre l’8 Novembre e sarà aperto fino all’8 Dicembre. Fortemente consigliato il giro in ruota panoramica da cui poter godere di un’ottima vista sulla città, e il concedersi a dolcini e dolcetti di ogni gusto e colore.

Per tenere alto il vostro tasso glicemico, non dimenticate i primi mercatini di Natale già aperti:

quelli scandinavi (svedese, norvegese, danese e finlandese) in Ditmar-Koel Straße, venerdì, sabato e domenica dalle 12 alle 18 e l’inaugurazione del mercatino trash di Santa Pauli, in Spielbudenplatz, che apre ufficialmente domani, 21 Novembre, dalle 16 alle 23; venerdì e sabato dalle 13 all’1 e domenica dalle 13 alle 23.

Schönen wochenende an alle!

Weihnachten in Hamburg #1: I mercatini di Natale ad Amburgo

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

19 Novembre 2013

 

I preparativi fervono, ovunque. Ogni giorno c’é una capannuccia vuota in qualche piazza, un groviglio di led ancora spenti. La città presto sarà uno scintillio di luci irresistibili e golosi profumi di zucchero e cannella.

Il Natale (Weihnachten) in Germania, é più che un evento, ed ogni singolo quartiere (se non angolo) di Amburgo ospiterà un suo proprio mercatino, tutti diversi.

I più precoci e temporanei sono quelli scandinavi (svedese, norvegese, danese e finlandese) tutti collocati nelle rispettive chiese di Ditmar-Koel Straße (proprio di fronte a Michaeliskirche) Sono già iniziati lo scorso weekend e saranno aperti solo durante il prossimo (22-24 Novembre dalle 12 alle 18) facendo un po’ da anteprima alla grande apertura generale, fissata per lunedí 25 Novembre.

ph. Patrick Tiedchen per hamburg.de

Alcuni mercatini restano aperti fino all’Epifania, altri chiudono entro il vecchio anno, altri ancora subito dopo Natale.

Qui vi elenco, la lunga lista di tutti i piccoli paradisi disseminati per la città il prossimo mese:

1) La “magia bianca” di Jungfernstieg, con bancarelle lungo tutto il Binnen Alster, dal 25 Novembre al 6 Gennaio, dalle 11 alle 21 (fino alle 22 di venerdì e di sabato) tutti i giorni tranne il 24 e il 25 dicembre.

2) I mercatini della chiesa di St.Petri, dal 25 Novembre al 30 Dicembre, dalle 11 alle 21, tutti i giorni tranne il 25 e il 26 dicembre.

3) I mercatini di Spitalerstraße, una parallela di Mönkebergstrasse – la via dello shopping – dal 25 Novembre al 30 Dicembre dalle 11 alle 21 tutti i giorni tranne il 25 e il 26 dicembre.

4) Fra Gerhart-Hauptmann-Platz e Mönckebergbrunne, dal 25 Novembre al 30 dicembre dalle 11 alle 21 (eccetto il settore gastronomico, aperto fino alle 23), tutti i giorni tranne il 25 dicembre.

5) I mercatini di Rathausmarkt, la piazza del municipio, quelli principali, quelli da cartolina. Dal 25 Novembre al 23 dicembre, dalle 11 alle 21 (fino alle 22 di venerdì e di sabato) tutti i giorni.

6) Il Fleetweihnacht markt, lungo l’Elba, dal 25 Novembre al 23 dicembre, tutti giorni dalle 12 alle 21

7) I mercatini di Hafen City, nella parte nuova del porto ancora in costruzione, dal 25 Novembre al 23 Dicembre, tutti i giorni dalle 12 alle 21

8 ) I mercatini di St.Pauli – il quartiere a luci rosse – anzi di “Santa Pauli” descritti come “sexy und frivol”, di cui si può già avere un assaggio a giudicare dai divertentissimi striscioni che delimitano Spielbudenplatz. Vedono infatti la presenza della famosa drag-queen Olivia Jones e delle sue ballerine di burlesque, dal 21 Novembre al 23 dicembre, con orari inconsueti: dal lunedì al giovedì dalle 16 alle 23, venerdì e sabato dalle 13 all’1, e la domenica dalle 13 alle 13.

9) I mercatini di Ottensen (a ridosso del quartiere di Altona) dal 25 Novembre al 23 Dicembre, dal lunedì al mercoledì dalle 11 alle 21, dal giovedì al sabato dalle 11 alle 22, e la domenica dalle 12 alle 20.

10) Il Winter Pride, il mercatino del quartiere di St.Georg famoso per la sua propensione Gay friendly, appunto. Dal 25 Novembre al 30 dicembre (tranne il 24, 25 e 26 dicembre) da domenica a giovedì dalle 12 alle 22, il venerdì e sabato dalle 12 alle 24.

11) I mercatini di Blankenese, quartiere a nord quasi considerato un paesello a parte, caratteristico per la sua vicinanza alle spiagge dell’Elba. Dal 25 Novembre al 24 dicembre, tutti i giorni dalle 11 alle 21 (eccetto il settore gastronomico aperto fino alle 23)

12) I mercatini di Harburg Rathaus, a estremo sud, attraversando l’Elba, dal 22 Novembre al 23 dicembre, lunedì-giovedì dalle 11 alle 21, venerdì e sabato dalle 11 alle 22, domenica dalle 13 alle 21.

“In vacanza” con Erri De Luca alla Literaturhaus di Amburgo

Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com

13 Novembre 2013

 

Accaparro straordinariamente un posto in seconda fila dopo 15 minuti di camminata svelta nella nebbia fitta delle 18:30 amburghesi, attraversando Mundsburg Brücke con vista (mica tanto chiara) sull’Außen Alster e straordinari hotel a cinque stelle.

Il Literaturhaus cafè di Schwanenwik 38 (cliccate QUI per consultare i prossimi eventi) non é meno sontuoso e regale. In una sala interna adiacente al ristorante, con affreschi sul soffitto e luci soffuse al miele, la preview del documentario di Claudio Magris ed Erri de Luca, in onda sul canale ARTE questa sera alle 22:00 (auf Deutsch, natürlich!) è già iniziata. Sono circondata da tedeschi inspiegabilmente legati alla cultura italiana che ridono ad ogni scena di Mussolini, Berlusconi o Bossi (sì, ci sono proprio tutti) e poi anche gli italiani che si radunano in queste occasioni miracolate e si scambiano guardi straniti di fronte alle reazioni dei loro ormai concittadini. L’evento organizzato dalla Literaturhaus è in collaborazione con l‘Istituto Italiano di Cultura.

Erri de Luca si confonde fra la folla, arriva lento, con la sua figura esile ed occupa il suo posto come se non fosse il protagonista della serata. D’altronde lo mette subito in chiaro affrontando uno dei temi della sua scrittura e del libro che presenta, Fische schließen nie die Augen , ovvero la versione tedesca de I pesci non chiudono gli occhi, tradotta da Annette Kopetzki che modera interamente il dialogo. Quindi, appunto, quest’uomo che sembra portarsi dietro il peso del mondo nelle sue rughe, in realtà afferma di non conoscere sofferenze fisiche: “abita un animale antico”, il suo corpo, retaggio degli antenati che gliel’hanno lasciato in eredità. La sua esperienza corporea é forte come dimostra la scrittura fortemente sensoriale, ma non teme alcun rischio, alcuna ferita, “alla fine non é mio”, dice. E mentre l’attore Erik Schäffler legge i brani del libro in questa lingua spesso violenta che sembra spezzare la sonorità poetica di uno stile particolare come quello di De Luca, mi chiedo cosa si provi a riascoltare le proprie parole senza poterle comprendere. Il volto di De Luca è perso come il mio quando non capisco bene ciò che mi accade intorno. Ad aver più tempo, vorrei tanto chiedergli cosa succede quando le orecchie, strumento sacro che De Luca descrive come “pozzi in cui finisce l’acqua piovana dei racconti per conservarla senza che se ne perda una goccia”, ascoltano acquazzoni che non possono riconoscere.

Eppure, eppure lo scrittore corregge la sua traduttrice a fine serata, quando dimentica di riferire un punto cruciale del suo pensiero sulla felicità (possibile, sí, quanto fugace, come la scoperta della verità) forse solo perchè un po’ lo mastica, o perchè i serbatoi, appunto, si sono conformati ai suoni apparentemente inavvicinabili.

In queste situazioni c’é sempre una sorta di indagine per svelare il segreto dello scrittore, accade ulteriormente con un personaggio un po’ schivo come De Luca, che con estrema semplicità risponde: “la scrittura per me non é un lavoro, ma tempo salvato con spirito di contraddizione anche solo con una pagina al giorno, come fosse un riscatto quotidiano. La scrittura per me è villeggiatura.” Così Erri de Luca ha avuto il potere di riportarci tutti a Napoli con sè in poche parole adoperate come utensili, tornando al Mediterraneo “a cui l’Europa deve tutto”, proprio quando ci lasciavamo alle spalle un’altra giornata alle nostre scrivanie che siamo venuti ad occupare in pianta stabile abbandonando lo stivale che, come afferma lo scrittore nel documentario, é fatto apposta per essere attraversato come un ponte che collega il Sud del mondo verso altri luoghi.


Il BallinStadt: museo dell’emigrazione di Amburgo

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

12 Novembre 2013

 

Ovvero “Das Auswanderer Museum”.

Non é il classico sito culturale che un turista visiterebbe, é più che altro una tappa da gita scolastica, dove portare ad annoiare i bambini per qualche ora.

Da espatriata alla ricerca di se stessa fuori dai confini, sono stata, invece, fortemente affascinata da questo luogo, graziata dal fatto di viverci accanto. (Si trova infatti in Veddeler Bogen 2, e basta seguire le indicazioni all’uscita della s-bahn di Veddel BallinStadt – appunto – sulla linea S3 o S31)

Nutro una passione forse atipica, visto che prima di Amburgo ho visitato anche quello di Roma, nascosto sotto l’Altare della Patria, ad ingresso gratuito, ben fatto, eppure perennemente vuoto.

Nel caso di Amburgo, penserete, quanto può essere interessante sapere che il posto dove ci si trova é stato un appoggio, un mero punto di passaggio più che un arrivo? Eppure, come vi ho già detto in passato, la natura di porto e la storia della stessa Amburgo si fondano sull’emigrazione dei primi del Novecento.

Certo, può essere più divertente aggirarsi fra i viottoli di St.Pauli per rivivere le notti folli dei marinai che qui approdavano per sfogarsi e risalpare una volta sorto il nuovo sole.

Eppure vi consiglierei di spendere questi 12€ di biglietto (10€ a prezzo ridotto, 4,50€ per gli studenti) per vederci più chiaro.

Manifesti, cartoline, testimonianze riprodotte in tedesco ed inglese (con un marcatissimo accento americano) da manichini che personificano le storie sostate in quegli stessi luoghi, proprio a Veddel. Infatti, i 3 edifici che ospitano il museo, riproducono i dormitori che hanno accolto più di 5 milioni di emigranti europei dal 1850 al 1934 prima che salpassero verso le Americhe. La rotta partiva dalla Germania per arrivare ad Ellis Island, e da lì ancora verso la destinazione “scelta”. Non solo gli Stati Uniti, terra promessa, ma anche l’America Latina. È così che Amburgo é diventato il più grande “albergo” del mondo, il porto dei sogni la porta verso il mondo.

Ma perchè BallinStadt cioè “città di Ballin”? Chi è colui che dà il nome anche alla fermata della S-bahn, (percisazione di cui devo spesso fare uso quando la mia pessima pronuncia tedesca porterebbe a far confondere Veddel con Wedel – esattamente all’estremo opposto – )? Albert Ballin, nato ad Amburgo nel 1857, era il figlio più piccolo di una famiglia ebraico-danese, anch’essa emigrante, tanto che suo padre Joseph aveva fondato un’agenzia per l’immigrazione, la Morris&Co. , di cui Albert prese poi le redini, fino all’assorbimento con l’HAPAG, compagnia di trasporti su nave. Alla fine dell’800, l’HAPAG cominciò a fornire i suoi primi servizi ai passeggeri, ed Albert Ballin pensò bene di sfruttare le sue navi per traghettare in maniera più sicura gli emigranti europei che partivano per il Nuovo Continente. Gli affari fallirono presto in concomitanza con l’inizio della Prima Guerra Mondiale, tanto che spinsero Ballin al suicidio. Non esattamente un lieto fine, per un uomo a cui alcuni nostri antenati devono molto.

In quella visita che mi concessi appena arrivata, un giorno prima dall’inizio del lavoro dei sogni che mi ha portata fin qui, mi sconvolse la somiglianza di impressioni ed esigenze, pur essendo passato un secolo. Passeggiando fra le valigie ammaccate, ma ancora intatte (molto più delle mie!) mi colpì la lettera di una ragazza austriaca, scritta del 1923 a sua mamma per raccontare il suo arrivo ad Amburgo, accompagnata da suo fratello, descriveva con gioia la vicinanza del dormitorio alla linea della metropolitana e si rivelava sinceramente colpita dalla bellezza della città. Decifrai per ore le cartoline e i ritagli di giornale, riportando alcune frasi impresse come pietre miliari, intramontabili:

“Would you ever like to live in another country that is not yours?” – Vorresti mai vivere in un Paese che non é il tuo?

“Which person would you miss the most?” – Quale persona ti manca di più?

“Do you ever know what it feels to be alone in a strange land?” – Hai mai fatto esperienza di cosa significhi essere da solo in una terra straniera?

“What are you leaving behind?” – Cosa ti stai lasciando dietro?

E’ passato più di un secolo, ma le domande sono le stesse, e le risposte pure. Si è modificata la meta: se i tedeschi un tempo fuggivano, adesso ospitano chi scappa. Tranne in rari casi, come ci ricorda l’incresciosa situazione dei 300 migranti che da Lampedusa si sono rifugiati ad Amburgo senza poter beneficiare neppure di un letto, quello che il dormitorio di Veddel ha offerto in passato.

Anche alla Germania, insomma, capita di dimenticare un passato più propenso all’accoglienza. Noi qui ci siamo arrivati  non costretti dalla guerra, non dalla fame, ma…dagli ideali.

“Gli ideali sono come le stelle, non li raggiungiamo mai, ma come le onde del mare seguiamo il loro corso” : ho ascoltato anche questa dalla bocca virtuale dall’ennesimo emigrante che una volta scorto il profilo della Statua della Libertà, con gli occhi pieni di lacrime, è diventato immigrato, insieme a milioni di altri.

Non basterebbe una vita per trovare le differenze, la precarietà delle condizioni in cui si viaggiava, e certamente quelle in cui si sostava – “il letto non è mai comodo come il nostro”, diceva sempre quella ragazza austriaca. In fondo anche a noi manca il cuscino di casa, la mamma, la festa del paese, il sugo di pomodoro fresco, l’olio d’oliva. Anche noi ci accontentiamo, modifichiamo le nostre abitudini, mettiamo tutto in gioco pur di realizzare un sogno. E sembra facile, ma non lo è affatto.

10 foto dell’autunno amburghese

Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com

10 Novembre 2013

 

Novembre si inoltra già verso la sua metà, e nonostante l’ingresso ufficiale dell’inverno sia ancora lontano, da qualche giorno lana e cappotti sono ormai indispensabili.

La “big storm” europea del 28 ottobre che ha flagellato anche Amburgo, ha poi spazzato via buona parte delle foglie che si trattenevano ancora con fatica sui rami, regalandoci fantastici paesaggi.

Posso dire che questo sia stato il mio primo vero autunno: il secco della Puglia è ancora troppo bruciato dal sole di agosto per regalare una vasta gamma di colori, a parte quelli della vigna, e anche l’autunno romano batte principalmente sul giallo, tutto nei pioppi del lungotevere.

Amburgo è stata una tavolozza meravigliosa. In questo post raccolto 10 delle migliaia di scatti con cui cercavo di cogliere la meraviglia che ancora a tratti ci circonda.

1. Al parco, Planten und Blomen

2. Jungfernstieg, la bandiera di Amburgo fra le fronde

3. L’albero più bello di Planten und Blomen

4. Lungo l’Alster

5. Il gaengeviertel

6. Stephanplatz, con vista sulla torre

7. Stephanplatz, con vista verso il Radisson Hotel

9. (L’immancabile) Veddel

10. (Sempre) Planten und Blomen

Fenomenologia tedesca del Flohmarkt

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

8 Novembre 2013

Achtung!: questo post potrebbe spiccatamente rivolgersi alle lettrici donne e nuocere gravemente alla pazienza dei lettori uomini, a meno che non siano modaioli per vocazione.

Ve ne parlavo diffusamente nelle scorse puntate…ricordate i nostri mercatini delle pulci, l’usato che ormai adesso va tanto di moda solo perché lo chiamiamo vintage? In voga o meno, spesso i capi di seconda mano sono sinonimo di prezzi alti anziché di affari, soprattutto perché la qualità di una borsa o di un vestito già logoro, seppur firmato, può essere scarsa.

Dimenticate la logica del brand, e soprattutto sposate quella della quantità a pochi soldi, perché il Flohmarkt tedesco è tutta un’altra cosa, un fenomeno che prima d’ora non avevo mai visto.

Sono spesso tematici, la loro importanza dipende dalla cadenza e dalla clientela a cui si rivolge: certamente c’è quello dell’antiquariato come quello dei libri, in realtà ogni scusa è buona per fare un flohmarkt perché il concetto di base è rivendere quello che non serve più a te, ma può servire ad altri e soprattutto che può piacere agli altri.

Eccetto sporadici casi in cui ho potuto ammirare trousse dai trucchi smangiucchiati e oggetti talmente inutili che li rifiuteresti anche fossero regalati, il mio guardaroba si é duplicato grazie/per colpa dei flohmarkt, tanto che sarebbe il caso ne organizzassi uno anch’io.

L’appuntamento fisso che ho individuato é quello del sabato, il Flohmarkt della Schanze (di fronte alla fermata U-3 di Feldstraße in realtà più a ridosso del Karolinenviertel, prossimo quartiere che vi farò esplorare. Il mio modo preferito di arrivarci, infatti, è dopo aver percorso tutta la stupenda Marktstraße, altrettanto vintage – anche nei prezzi che tornano alla norma europea). Al Flohmarkt della Schanze le bancarelle si alternano, cambiano di posizione e di offerta. Insomma, non è detto che il rivenditore sia lì con la sua merce tutti i sabato, anche perché, appunto, non si tratta di professionisti bensì di ragazze e ragazzi che svuotano i guardaroba, mamme che danno via i vestitini dei figli ormai cresciuti, e simili. Tranne rare eccezioni: il mercato si svolge in due piazzole adiacenti, la seconda, circondata da murales, ospita un assiduo stand di montature vintage per occhiali da vista. Bellissime quanto costose.

Il flohmarkt piú atteso, però, è stato il Mädels Flohmarkt, esclusivamente dedicato all’abbigliamento femminile, cosí grande e speciale da accadere solo 3 volte all’anno, attivo dal 2009.

Il primo a cui ho partecipato si è tenuto l’11 agosto, organizzato nei pressi del quartiere di Altona (leggermente più a nord di Schanze, ma sulla stessa lunghezza d’aria), in Zeiseweg 9, all’aperto – nonostante la giornata niente affatto mite per la stagione. Una lunga fila prima dell’apertura ci aveva assicurato una shopping bag omaggio corredata di alcuni gadget (uno smalto, un profumo, una rivista femminile). Un dj ci ha deliziate di buona musica mentre ci accapigliavamo per chi dovesse comprare quella t-shirt o quel vestito della serie “l’ho visto prima io!”. Sí, beh, gli uomini è meglio che stiano a casa, e le ragazze non armate di santa pazienza e spirito martire verso lo shopping, può continuare ad andare comodamente da H&M. Non troverà, però, un blazer verde smeraldo di sartoria inglese a 12€ (vi chiederete, come potersi sbarazzare di un pezzo simile?) ed altri pezzi di tutto rispetto, dallo short, al maglione di alpaca, ad un paio di scarpe per 2, 3, 5 euro al massimo.

L’ultimo Mädels flohmarkt è stato solo due weekend fa, il 27 ottobre all’Hühnerposten (sede centrale delle poste, appena dietro Hauptbahnhof – la stazione centrale) spazio generalmente riservato a grandi feste e in questa occasione condiviso insieme al (a quanto pare) celebre Voodoo Market di Berlino. Più vociare che musica, ma il triplo dello spazio, degli stand e degli acquisti papabili in vista dell’inverno. Partenza lenta, quando la regola numero uno degli acquisti al flohmarkt é non perdersi in chiacchiere: ciò che vedi in quel momento, ma non compri, verrà preso da qualcun altro (vi avevo fatto lo stesso paragone parlando delle stanze da affittare qui ad Amburgo!)

Insomma, il rodaggio sembrava poco promettente, eppure sono riuscita a spendere 30€ tornando a casa con: due paia di jeans firmati, uno short, un magliore, un blazer (un altro, sì!) ed un paio di orecchini. A ‘sto giro mi resta nel cuore un trench verde militare con le maniche in similpelle nera. Quest’estate, lasciai sul banco una discutibile giacca di velluto blu a 5€ che tutte le amiche bocciarono in tronco etichettandomi come il nuovo mago Silvan di Crucconia (ingrate!).

Piú che una sessione di shopping è un’esperienza da non perdere e un ottimo modo per trascorrere il weekend. Un altro lato negativo sta certamente nel non poter provare i capi che si vogliono acquistare, ma i prezzi permettono di rischiare, e l’emozione di tornare a casa per verificare il successo dei propri acquisti…è un’esperienza anche quella!

Seguite la pagina Facebook per scoprire presto la prossima data, e domattina, nonostante il clima ormai piuttosto rigido, fate un giretto fra le bancarelle di Schanze, se siete fortunati abbastanza, con meno di 10€ vi conquistate un nuovo outfit per la serata!

10 modi per essere (ancora) italiani in Germania

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

5 Novembre 2013

Nell’incontro-scontro quotidiano con le differenze culturali, in questo odi ed amo verso l’ordine fin troppo ordinato di Crucconia, mi sono imbattuta in un simpatico test, in un pomeriggio di noia. Si chiama “The German quiz”, ideato da Adam Fletcher e Beck Verlag autori del libro How to be German / Wie man Deutscher wird ovvero: “Come essere tedesco”.

“È il 2013, la Germania é la nazione con la migliore considerazione mondiale, ha i migliori turisti del mondo ed é il cuore dell’economia Europea. É figo essere tedeschi!” questa l’intro – ovviamente ironica, seppur considerando dettagli reali – al quiz che, quindi, si chiede quanto tu sia tedesco. Bene, mi spaventa affermarlo, ma lo sono al 70%, quando la media é un punteggio del 64%. Ovviamente é solo perchè ho saputo immedesimarmi nelle plausibili risposte di un crucco DOC.

“Sei tedesca come il Pfand (la cauzione che si ottiene dal riciclaggio delle bottiglie di plastica), l’Apfelsaftschorle (il succo di mela frizzante) e l’urlare per strada alle persone che commettono piccole infrazioni”, tipo camminare sulla pista ciclabile.

Eppure, col trascorrere del tempo, ci sono dettagli della mia italianità che non riesco e forse non voglio abbattere. Retaggi che voglio conservare e riassumono un inequivocabile modo di essere, specie nella terra dei nostri da sempre “nemici”.

Questi sono i 10 modi per cui continuereste a riconoscere che sono un’italiana trapiantata ad Amburgo:

1) Non controllerò gli orari della metro sul sito dell’HVV (la compagnia di trasporti pubblici della città di Amburgo) così da non perdere neppure un minuto. Mi piace ancora aspettare che passi il treno, anche quando si gela. E se le scale mobili si chiamano tali ci sarà un motivo: per questo non le percorreró né in salita né in discesa, neanche fossi in ritardo per il meeting del secolo.

2) Nonostante i raccapriccianti spettacoli che mi circondano mi permetterebbero di abbandonare completamente uno stile ed una certa cura del mio aspetto (dettaglio spesso eccessivo al contrario in Italia, dove mi sono sempre lamentata della fissa per le grandi firme ed il conformismo dilagante nel vestirsi) continueró a non mettermi piú di 3 colori addosso, o una sola fantasia. No ai calzini nei sandali! Se fa freddo, se vuoi stare comodo (comandamento numero uno del vestiario tedesco) mettiti un paio di sneakers. Cosí continueró ad usare le borse e non gli zaini: sono pratici, ok, ma sono una donna. E per lo stesso principio, continuerò a depilarmi.

3) Daró ancora importanza ai pasti, alle portate multiple (antipasto/primo/secondo/contorno/frutta/dolce), al cappuccino che NON puó accompagnare il pranzo o la cena. Alla condivisione del cibo, al gusto della portata. Non mangeró per saziarmi, mangeró perché amo mangiare, e possibilmente mangiare bene, e possibilmente condividendo ciò che mangio con le persone a me care.

4) Non programmeró ogni singolo istante della mia vita secondo una rigida agenda. Il tempo libero é una risorsa trascurata, e spesso implica proprio il NON avere orari o attività. Essere spontanei, non nell’accezione negativa del tedesco “spontan” che si tradurrebbe come “improvvisato”. Amo, adoro le cose che accadono quando meno te l’aspetti, sono miracoli divini, non disgrazie. “La vita é quello che accade mentre sei occupato a fare altri progetti”, scriveva John Lennon, che proprio ad Amburgo ha debuttato insieme ai Beatles. Perció…lo prenderei in parola!

5) Perció, continueró a lavorare per vivere e non a vivere per lavorare.

6) Non smetteró di essere gentile ed educata, rivolgendomi alla gente con un saluto, anche se si tratta di sconosciuti. Ringrazieró per cordialità, sorriderò anche se non sono costretta. Non spintoneró nessuno mentre sono in fila: nella tipica situazione di un attraversamento di fronte al rosso per i pedoni, i tedeschi sono capaci di fare una fila da soldatini. Idem di fronte alle porte della metro: tutti fanno uscire i passeggeri che scendono. Allo scattare del verde, o una volta liberata la via all’ingresso sono altrettanto capaci di calpestarti come se fossero unici e soli al mondo: ignorano donne incinte, passeggini, anziani, malati. Nessuno li circonda.

7) Continueró a NON corteggiare un uomo. Da che mondo e mondo, sono loro a dover fare il primo passo e non noi donne a doverli rincorrere. Posso accettare che non mi porti i fiori, che non mi faccia un regalo che non paghi la cena: é una questione culturale, é il rovescio della medaglia per la parità dei sessi. Ma non che ignorarmi significhi che mi desideri e viceversa: se la Germania è al contrario, preferisco restare zitella a vita. O cambiare Paese.

8 ) Non introdurró alcol nel mio corpo prima delle 17, giuro! Specie se si tratta di birra mescolata a Jack Daniel’s, colazione classica del tedesco ubriaco medio.

9) Continueró a lamentarmi del tempo. Continueró a lasciar cambiare il mio umore in base alle previsioni metereologiche: se piove saró triste, se c’é il sole daró una festa come se fosse il mio compleanno. Punto!

10) Continueró spontaneamente a pensare che in assenza di tornelli all’ingresso della metro potrei tranquillamente evitare di pagare il biglietto. E sono una persona onesta (perció alla fine ho addirittura l’abbonamento!) ma a questa piaga, spesso ragione dello scatafascio del nostro Paese, la mia forma mentis non potrá mai modificarsi, come per tutto il resto.

Perché per quanto potró mai diventare tedesca, o apprezzarne i pregi sicuramente evidenti di un popolo che ha tanto da insegnare, sono italiana, per fortuna o purtroppo, come cantava Gaber.

Una gita fuori porta: Lubecca

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

3 Novembre 2013

Come vi ho scritto in più di un’occasione, non avere piani per il weekend in Germania è un po’ da sfigati. Il programma può essere variegatissimo, ma non prevede il riposo, e il più delle volte implica il mettersi in viaggio sin dal venerdì pomeriggio. Allontanarsi dalla città di tutti i giorni sembra una fuga obbligata per staccare seriamente la spina e tornare al lunedì come nuovi.

Nel mio piccolo, almeno una volta al mese cerco di farlo anch’io, spinta da questo sguardo un po’ turistico che ancora mi porto dietro e la spinta a visitare e vedere che non mi abbandonerà mai in nessun caso.

E poi, è così semplice. Si spiega perché i tedeschi sono sempre in giro zaino in spalla, non è solo lo spirito più avventuroso, ma anche i prezzi: a Lubecca (come a Brema, che merita un’altra puntata apposita) ci siamo finite con un biglietto Schleswig-Holstein, un servizio fornito da DB (Deutsche Bahn) che permette di viaggiare illimitatamente in tutta la regione omonima con una sola prenotazione.Il prezzo è di 33€ ma il biglietto può essere condiviso con altre persone, per un massimo di 5. Più si è, più ci si diverse, meno si paga! Il biglietto vale un giorno intero, parte un treno ogni ora, e il viaggio dura solo 40 minuti, così non c’è neppure bisogno di fare la levataccia.

Il centro storico di Lubecca, patrimonio nazionale dell’UNESCO, è abbastanza contenuto. Arrivati in stazione si è ad un tiro di schioppo dalle porte della città, l’Holstentor, due torrioni dalla punta nera ad appuntita, un castelletto delle fiabe, impressione rafforzata dalle bellissime rose fucsia che non si sono lasciate afflosciare dalla pioggia battente. Basta attraversare il Trave, il fiume che circonda la città, anzi la abbraccia, portandola fino alla foce, Travemunde, lo sbocco al mare più vicino ad Amburgo, con una spiaggia di tutto rispetto, paragonabile a quelle dell’isola di Sylt (per cui ripescherò i racconti di un’altra gita fatta quest’estate). Infatti, pur potendo raggiungere il mare con lo stesso biglietto a soli 15 minuti di distanza, abbiamo preferito soffermarci a Lubecca, gironzolare per il centro, entrando in qualche chiesa evangelica, ben 7, duomo compreso, ma sempre deludenti dal nostro punto di vista per la vuotezza interna. Le casette a mattoncini rossi che occupano ogni vicoletto, ben si sposavano coi colori dell’autunno, dei pochi alberi ancora coperti di foglie, seppur bagnate.

Il clima novembrino ormai invernale e l’odore di anice, cannella, burro e zucchero diffuso per ogni vicoletto, infatti ci ha condotte presto verso l’interno: con un pranzo tipicamente tedesco da “Kartoffelkeller”, dove, come potrete immaginare dal nome, tutte le pietanze erano a base di patate o le prevedevano quantomeno come contorno. 250g di Schnitzel con una montagna di bratkartoffel e sto! Un po’ appesantite, siamo passate da un negozio di caramelle ad un rivenditore di the, per poi entrare nel tempio del marzapane, “Niedegger”, in Breite Strasse 89, di fronte alla bellissima piazza del Municipio – dove dal 26 Novembre il poi i mercatini di Natale rendono Lubecca ancora più favolistica. Perché Lubecca è così famosa per il marzapane, e come ci è arrivato fin quassù?

Il marzapane è, infatti, originario dell’oriente e ha seguito questa lunga rotta verso il mar Baltico solo dopo la scoperta del nuovo mondo, quando l’Europa possedeva abbastanza zucchero per unirlo alla pasta di mandorla e trasformarlo in opere d’arte e di gusto. Nello shop, il must è il cioccolato con ripieno di marzapane, di qualsiasi forma e peso, aromatizzato alla qualunque cosa, dalle pere allo champagne. Pare che le specialità siamo più di 300, torte comprese, da degustare nell’affollatissimo cafè. Proprio per questa ragione, andando un po’ controcorrente, la nostra fetta ipercalorica di Marzipan kuche l’abbiamo presa passeggiando lungo il Trave, all’imbrunire, in un posto “non ufficiale”, ma altrettanto buono e di classe. Il profilo illuminato della città a specchio sul fiume è stata una meravigliosa sorpresa per l’ultima passeggiata digestiva un po’ affaticata, prima del rientro.