Vivere a Veddel – Guida ai quartieri di Amburgo #1

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

13 Settembre 2013

Il primo passo verso il trasferimento in una nuova città, è certamente quello di trovare una casa, una stanza, un tetto sulla testa.

Per sopperire alle fin troppo buone notizie che circolano sulla richiesta di lavoro, Amburgo è una delle città europee più critiche per la ricerca di una sistemazione. Prima, però, di somministrarvi un utile vademecum sulle piattaforme più utilizzate, i siti più frequentati e le strategie per riuscire in questa missione ed ingraziarsi i proprietari tedeschi, vi racconto la mia esperienza, cogliendo l’occasione per difendere pubblicamente il mio quartiere.

Da una conversazione tipo con un tedesco appena incontrato:

– “Wunderbar, fai un tirocinio in azienda, ma complimenti, ma che bello! E dove abiti qui?”

– “A Veddel”

Seguono occhi sgranati, nasi storti facce contrite, espressioni di disgusto.

Sì, vivo a Veddel! Sud-Est della città, lungo il NorderElbe di cui respiro tutta l’umidità nelle notti senza vento, a pochi passi da Hafen City, il porto ancora in costruzione, tanto che i suoi bellissimi skyline al tramonto sono caratterizzati dagli scheletri in controluce delle gru e i rombi delle navi come colonna sonora.

Qualcuno diceva: “tutto ció che si trova a Sud del Po in realtá non esiste”. Bene, accade lo stesso con ció che si trova al di sotto dell’Elba, il popolo amburghese lo urla in coro: Veddel – l’isola – é l’Africa subsahariana della polentonia crucca, anche se solo due fermate di S-bahn sulla linea S-3 o S-31 la separano da Hauptbahnhof, la stazione centrale.

Veddel sorge a ridosso dell’hinterland amburghese: questa zona un tempo non faceva parte della cittá,  come dimostrano i piú bistrattati quartieri di Wihlelmsburg ed Harburg – sempre piú a Sud, nella stessa direzione.

Sparatorie, drogati che si fanno in vena nei parchetti lungo l’Elba, viali bui dove farsi derubare.

NO.

In 4 mesi che sono qui c’è stato un solo avvenimento grave: un litigio o una soffiata che ha fatto arrivare dieci volanti di Polizei nel giro di due minuti e tre arresti in mezz’ora. Imparagonabile rispetto a ciò che accade a St.Pauli ogni giorno (il quartiere a luci rosse) o in Reeperbahn durante il weekend.

La motivazione principe di tutto questo sdegno è il fatto che siano quartieri da sempre occupati soprattutto dagli stranieri, dagli immigrati, come dimostra la presenza emblematica del BallinStadt Auswanderer Museum (giusto dietro la mia finestra), il museo dell’emigrazione, ospitato negli edifici dove un tempo gli emigranti europei sostavano una notte o due prima di imbarcarsi per le Americhe. Presto vi ci porterò per una gita telematica.

Nella faticosa ricerca di una WG (casa condivisa) avviata dall’Italia prima dell’inizio del mio primo tirocinio, fortunatamente avevo un amico che escludeva a priori alcune opzioni. Su Veddel acconsentì dicendomi: “è un po’ particolare, ma proprio per questo non potrà non piacerti”.

Cercai di esprimere i miei dubbi al padrone dell’appartamento che molto gentilmente mi invió una mini storia di Veddel.

Mi scrisse con sincerità che non si trattava del quartiere più bello di Amburgo, ma che possiede il suo “rude fascino”. Gli studenti l’avevano di recente popolato per i prezzi più bassi, addirittura incentivati dall’università ad occupare quei luoghi che potevano essere rivalutati. Un melting pot, ok, ma sicuro, come mi disse con gentilezza tedesca appena messo piede in casa: “non sei alta, non sei bionda…non aver paura, nessuno potrà farti del male!” (grazie mamma)

I ragazzi dalla carnagione scura che occupano giorno e notte le panchine lungo Veddeler Brückenstraße, la mia via e la mia vita, possono solo riservarti qualche sguardo di troppo – quelli che dai giovani tedeschi te li sogni, quindi fanno solo che piacere.

Veddel, infatti, é una piccola Turchia, (come un po’ tutta la Germania) caratteristica che riesco ad apprezzare ulteriormente grazie ad una provvidenziale vacanza ad Istanbul proprio prima del mio trasferimento ad Amburgo. Veddeler Bruckenstraße è un mini-cosmo parallelo che mi riporta al mio paesino d’origine: il Lotto, il fruttivendolo che vende prodotti freschissimi, baklava (tipici dolcetti turchi di pasta sfoglia, burro e miele) e il pane pita che le vecchie signore velate si mettono sotto l’ascella alle 8 del mattino, quando io vado verso l’ufficio e loro tornano a casa per cucinare il pranzo. Si respira una genuinità semplice: il panettiere che impasta di fronte alla vetrina alle 3 di notte, apre alle 4 e chiude a mezzogiorno, le decorazioni kitsch messe alle finestre per la fine del Ramadan, la deliziosa bambina del mio condominio che incontro tutti i giorni al ritorno dall’ufficio. Potessimo parlare la stessa lingua, dirci qualcosa. Lei si limita ad interrompere i suoi disegni di gessetti sul marciapiedi o una corsa con i rollerblade, mi osserva, mi sorride e mi sussurra “Hallo!”.

Questa situazione alla Kebab for breakfast, la celebre serie tv trasmessa su MTV quando avevo sedici anni, ma vista in streaming solo pochi mesi fa, è anni luce lontano dal Bronx che i miei colleghi e quasi tutti gli amburghesi immaginano quando pronuncio il nome di “Veddel”: a testa alta, con un gran sorriso e un invito a visitarlo.

Il pregiudizio é forte, ma neppure la metá di quelli che criticano la mia scelta sono mai venuti a vedere quant’é bella e quant’é vera la sua gente.

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