“Lampedusa in Hamburg” – Cosa succede in città

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

21 ottobre 2013

I “viaggiatori non turisti” di passaggio ad Amburgo si saranno interrogati sui tafferugli insoliti di questi giorni in una cittá generalmente serena.

Strade bloccate dai cortei, piú polizia in giro: la motivazione sta nell’intensificazione delle lamentele dei rifugiati africani giunti da Lampedusa ad Amburgo qualche tempo fa. L’attenzione mediatica é – come di consueto –  cresciuta in concomitanza con l’ultima tragedia dell’11 Ottobre avvenuta ancora una volta sulle nostre coste, ma l’arrivo dei 300 migranti, a quanto pare inviati dall’Italia stessa previo pagamento di 500€ pur di allontanarsi dal Paese e cercare fortuna in Germania, risale al mese di Maggio.

Mese del mio arrivo come quello di tanti altri italiani che ogni giorno intasano le bacheche dei gruppi Facebook ed alimentano i motori di ricerca cercando informazioni su questa terra promessa. Di certo noi europei abbiamo la fortuna di partire con un mezzo regolare e sicuro, e lo Stato tedesco piú di altri cerca di garantirci un posto di lavoro, ma la motivazione di fuga e la speranza di salvezza porta tutti, seppur in misura differente, nella stessa direzione.

photo credit: lampedusa-in-hamburg.org

Il problema sta proprio nel fatto che la reggenza amburghese sembra aver assunto un ruolo da Ponzio Pilato riguardo alla faccenda anziché farsi carico delle condizioni di questo gruppo, come recriminano i migranti, ricordando alla Germania un certo obbligo di responsabilità dal momento in cui ha garantito appoggio alla guerra libica (la maggior parte di loro, infatti, fuggono proprio dalla Libia). Le manifestazioni degli scorsi giorni sono dovute agli ultimatum posti dalle associazioni al comune di Amburgo e viceversa. I migranti sono stati accolti in numerose chiese come quelle di St.Georg e St.Pauli e nelle moschee. Tuttavia, questo gruppo ha continuato a soggiornare illegalmente, e alcuni a vagare per le zone piú buie del porto bivaccando in giro: una situazione che non solo turba le abitudini amburghesi e manca di buon senso, ma soprattutto proeccupa in vista delll’imminente arrivo dell’inverno e il progressivo calo delle temperature.  Le autoritá e i migranti sono d’accordo su un solo punto cruciale: questi luoghi non possono essere utilizzati come perenni nascondigli e questa sorta di caccia alle streghe non potrá continuare per sempre.

Una buona parte della popolazione che tiene alta la nomea di “cittá-aperta-in-quanto-porto” si ribella di fronte alla sorditá del sindaco Olaf Scholz, SPD (partito di sinistra, da cui si supporrebbe tutt’altro atteggiamento) che pare porre come unica soluzione il respingimento del gruppo nuovamente verso l’Italia.

Nel solito gioco della patata bollente, o ancor di piú quello dell’Italia bambina cattiva sgridata dalla severa e corretta Germania, tutto ció che conta sarebbe solo garantire a queste persone un po’ di pace ed un’occupazione per giunta ricercata, come ha dichiarato Ralf Lorenço – attivista dell’associazione “Lampedusa in Hamburg” –  in un video del Corriere della Sera. La manodopera necessaria ad una cittá in costruzione come quella di Amburgo non é mai abbastanza e questi ragazzi sono tutti qualificati a pratiche simili.

Nell’ultima lettera aperta al senato di Amburgo, datata 16 Ottobre, l’associazione “Lampedusa in Hamburg”, nata in concomitanza con l’arrivo dei rifugiati, chiede di essere ascoltata, pretende di affrontare con le autorità una discussione mai avvenuta. Da parte dell’associazione, dicono, c’è stata tutta l’apertura possibile: i migranti sono provvisti di documenti regolari motivazione per cui illegale non é la loro presenza ad Amburgo, bensí il controllo di polizia che gli é stato messo alle calcagna. Si firmano, con nome, cognome e numero di telefono.

La prossima manifestazione é fissata per il 2 Novembre alle ore 14, il corteo partirá dalla stazione centrale, si spera nel piú pacifico dei modi, e si spera, soprattutto facendo sí che le proprie voci si concretizzino in una soluzione.

photo credit: hh-mittendrin.de

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