La mia Amburgo – 10 cose speciali

(Dal blog “Hamburger di Amburgo” su Zingarate.com)

7 ottobre 2013

Ogni volta che mi capita di tornare in Italia, come in questi giorni, mi interrogo su quale sia ormai la mia “casa” nella concezione inglese di “home”, sentendo un posto proprio, un certo legame. Posso dire che Amburgo, ormai, sia casa mia? Una domanda a cui non trovo una risposta precisa, ma mi sono divertita ad elencare dieci cose che mi mancano ogni volta che me ne allontano, e che possono aiutare voi, da turisti o neo arrivati, a guardare Amburgo con gli occhi di uno straniero che trova particolari in dettagli spesso trascurati da chi ci nasce e cresce.

Se andassi via da Amburgo mi mancherebbe:

1) La musica classica nel piazzale di Hauptbahnhof, specie di prima mattina, mentre corro verso il lavoro e vado così di fretta che non incrocio gli sguardi della gente. Eppure, nel piazzale principale, andando verso la U2 o in uscita dalla S-3 andando verso le due linee 1 e 3 della U-bahn, le note di sinfonie famosissime si mescolano a quelle meno conosciute che mi fanno sempre sognare mondi lontani, o inesistenti, e tornare un po’ bambina, a quelli delle favole. Sembra poco poetico fra il vociare e le colonie di ubriaconi, ma ha il potere di estraniarmi da tutto il resto, perfino dallo stress.

2) Il tramonto sul profilo della città, all’altezza di Hammerbrook sulla linea S-3 o S-31. In direzione Neugraben/Stade o verso il centro, bisogna solo stare attenti a dove girare la testa per non perdersi neppure una delle cinque guglie delle chiese, il profilo incompleto dell’Elbphilarmonie e la torre della televisione, che non sarà quella di Alexander Platz, ma quasi la preferisco. Il bello sta nel guardarne i riflessi nei canali dell’Elba, il calare del sole è speciale, ma il mio gioco è guardarla tutte le mattine, come fosse un porta fortuna per la giornata che inizia e cercarne le differenze rispetto a quelli precedenti come in un gioco da settimana enigmistica e confrontare mattino, pomeriggio e sera e le sue rispettive stagioni, come fosse un dipinto impressionista. E anche se nulla si sposta, mi sembra ogni volta diverso. E che dolore quando la nebbia è talmente fitta che non si riesce a distinguere nulla!

3) Il mio quartiere, Veddel, dove mi sento in una perenne puntata di Kebab for Breakfast. Quello che tutti bistrattano pur non essendoci mai stati. Le urla dei bambini che giocano e i gruppi dei ragazzini fissi sulle panchine con un Ayran in mano che ti squadrano dalla testa ai piedi manco fossi una top model. Il sentirmi strana al contrario, perché non ho il velo. La panetteria dove si conoscono tutti, il fruttivendolo sempre aperto e le strette di mano di fronte ai bar. L’odore penetrante di cioccolato che ogni tanto invade l’aria ma non riesco ancora a capire da dove viene. I profili delle gru del porto che vedo dalla finestra.

4) L’atmosfera della Schanze, passeggiando per Belle-Alliance Straße da Christuskirche, e i suonatori di strada che si alternano sotto il ponte della S-bahn a Schanzenstraße. Magari subito dopo un bell’acquazzone quando tutto il rigoglioso verde delle sue aree profuma di umido. Le lucine dei pub, tutti da scoprire, dove rifugiarsi, rilassarsi, incontrarsi al venerdì sera. Culturalmente e creativamente instancabile, accontenta una vasta gamma di gusti. Per me supera tutti i quartieri “alternativi” finora visitati in qualsiasi altra città europea.

5) I rombi rassicuranti delle navi che salutano Hafen City, ancora in costruzione, come la mia vita. L’Elba è una passerella: spesso alcuni passaggi diventano un evento per la città, uno degli ultimi è stata proprio la breve sosta della nostra Amerigo Vespucci. A volte si tratta di gigantesche navi da crociere che partono verso la Scandinavia, e poi ci sono i velieri storici ormai attraccati che si possono visitare tutto l’anno. Pensavo che fossero attrazioni per gli esperti, invece mi sono ritrovata spesso a guardarle passare con un misto di ammirazione e curiosità, sentendomi più vicina al mare.

6) Tutti i luoghi turchi, dagli hammam ai ristoranti, che mi riportano ad Istanbul quando voglio, mi sfamano bene e con poco, mi sciolgono i muscoli intirizziti dalle posizioni scomode delle sedie d’ufficio. Ve li elencherò separatamente nel prossimo post.

7) Pedalare a tutta forza spaccando la Speicherstadt, la città vecchia rossa di mattoncini e verde dai tetti in rame che la neve coprirà durante l’inverno. In primavera, sfrecciavo quotidianamente da Baumwall a Veddel Ballinstadt grazie alle bici rosse del servizio cittadino gratuito (StadtRad) per i primi 30 minuti  lasciandomi alle spalle l’attività del porto, col vento immancabile fra i capelli, attraversando almeno quattro dei più di 2000 ponti che collegano i lembi della città.

8) La lurida calca della Reeperbahn, miseria, perdizione e distruzione del sabato sera. Lì dove tutto è possibile. L’accecante Große Freiheit dove i Beatles hanno debuttato ed ora squadroni di uomini arrapati cercano di soddisfare i desideri di una notte. Gli addii al celibato e al nubilato che iniziano dal primo pomeriggio e si incrociano coi loro giochi e le loro sfide. Ma soprattutto il Molotow, rifugio da quella stessa Reeperbahn che puoi lasciare fuori col suo squallore a tratti stomachevole, per concederti un po’ di rock’n’roll su cui ondeggiare e cantare, sorseggiando un cocktail a 3€. Lì si sono esibiti tanti gruppi emergenti ormai celebri, a conferma dell’ispirazione musicale che Amburgo storicamente infonde. Un posto talmente bello…che vogliono chiuderlo entro Marzo 2014 (ne parleremo meglio)

9) Lo shopping a Spitalerstraße, più che a Monckebergstraße. L’Europa Passage – una salvifica galleria commerciale nel bel mezzo della città a Jungfernstieg, per continuare a comprare anche se piove o fa freddo – attrae maggiormente le mie amiche. Le stradine lì intorno che portano verso Gansemarkt si rivolgono a un pubblico dai portafogli più gonfi. Nonostante lo stipendio, continuano ad attrarmi le grandi catene dalla qualità discutibile. In tre negozi di fila (Newyorker, Vero Moda e il più classico H&M) dopo 8 ore di ufficio sono capace di spendermi un quarto della paga senza neppure accorgermene. Però, che soddisfazione!

10) Sedermi lungo il Binnen Alster, una delle prime abitudini che vi ho già confidato. Senza badare alla brezza o ala preoccupazione del macchiarsi i jeans. Sul bordo, i piedi penzoloni nell’acqua, disturbando con turisti e coppiette la quiete delle anatre e delle oche. Mi svuoto la testa fissandomi sui vaporetti turistici e le canoe degli agonisti. Lì non riesco a non pensare che Amburgo sia proprio una bella città, e che un po’ mi appartenga già, che forse mi dispiacerebbe lasciarla definitivamente.

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